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Archivio > Piazza Fontana e gli anni di piombo
Dopo 40 anni, 18 morti e 80 feriti senza un perché
Nessuna regia complessiva: l'Italia stretta tra gruppi armati e servizi segreti
Intervista e Ernesto Galli Della Loggia
di Laura Corsi e Maria Grazia Lombardi
«La parola stragismo fa pensare a una regia complessiva. Io non credo che dietro l’attentato di piazza Fontana e alle altre azioni violente di quegli anni ci sia stata una regia complessiva». Parola di Ernesto Galli Della Loggia, docente di Storia contemporanea all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ed editorialista del Corriere della Sera. Tra le sue principali pubblicazioni “Intervista sulla destra”, “La morte della patria. La crisi dell'idea di nazione tra Resistenza, antifascismo e Repubblica” e “L'identità italiana”.
Gruppi armati e servizi segreti - «Molte stragi, molti omicidi sono stati spesso azioni isolate, organizzate da alcuni gruppi armati che non avevano le idee chiare, a voler essere benevoli, ma che volevano accreditarsi di fronte ad altre organizzazioni. Molti di quei fatti di sangue, dunque, da una parte sono il frutto di un meccanismo concorrenziale interno all’area eversiva. Dall’altra hanno visto il ruolo dei servizi segreti internazionali». In quegli anni infatti l’Italia concesse ai palestinesi la possibilità di transitare sul nostro territorio ricevendo, in cambio di questa protezione, l’impegno a non condurre atti di violenza nei nostri confini.
Il terrorismo non muore – «L’Italia è un Paese molto politicizzato, ma con una scarsa cultura politica. Pensare di poter raggiungere obiettivi politici con l’eliminazione fisica dell’avversario è, infatti, il contrario della politica». E ad oggi, secondo lo storico «il nostro è l’unico Paese in Europa in cui il terrorismo sopravvive ancora, insieme all’Irlanda e ai Paesi Baschi, dove però è di natura diversa».
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