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A cena con i futuristi

Archivio > 1909-2009: i cento anni del Futurismo

Non solo quadri dai colori esplosivi: il futurismo è anche gastronomia
A cena con i futuristi
Volevano fare della cucina un’arte, proponendo piatti dai nomi e sapori improbabili

di Lorenzo Materazzini


Il “manifesto della cucina futurista” - «La pastasciutta, per quanto gradita al palato, è una vivanda passatista perché appesantisce, abbrutisce, illude sulla sua capacità nutritiva, rende scettici, lenti, pessimisti». Non è la battuta del solito comico della TV, né lo sproloquio di un acerrimo avversatore della nostra cara dieta mediterranea: a pronunciare queste parole, nell’umile Taverna del Santopalato a Torino, una sera del 1931, fu nientemeno che Filippo Tommaso Marinetti, uno dei massimi teorici del movimento futurista. Convinto, insieme agli altri artisti del gruppo, che il futurismo dovesse essere un movimento di rinnovamento totale, in grado di scardinare le odiate abitudini “borghesi” in tutti i suoi aspetti, propose un vero e proprio “manifesto della cucina futurista”, in cui si invitava a fare della gastronomia una vera e propria forma d’arte, abbandonando la tradizione e proponendo improbabili accostamenti, come il montone in salsa di gamberi e la noce di vitello con assenzio.

Il carneplastico - Ma il vero capolavoro artistico-culinario della cucina futurista è senza dubbio il “carneplastico”, un cilindro di carne di vitello ripieno di undici qualità di verdura, sostenuto da tre sfere di carne di pollo e da un anello di salsiccia, e coronato da uno strato di miele. Questo piatto si deve alla fantasia di Fillia, un poliedrico artista vicino al futurismo, che definì la sua creazione «un’interpretazione sintetica degli orti, dei giardini e dei pascoli d'Italia». Certo, di solito i menù dei ristoranti non annoverano piatti come il “brodo solare”, l’“antipasto intuitivo” o il “pollofiat”, ma chi volesse provare l’esperienza di un vero “pranzo futurista” può andare al ristorante Lacerba di Milano, in via Orti. Questo curioso locale, nato dalla felice intuizione di quattro giovani milanesi, si caratterizza per un’ambientazione davvero suggestiva, con riproduzioni di quadri, fotografie, manifesti e soprattutto per il cibo, tutto rigorosamente ispirato all’arte futurista.

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