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Archivio > Il rugby, passione vera

Ecco come gli intellettuali hanno interpretato il gioco della palla ovale
Rugby, l'anti-calcio che sogna il terzo tempo
Mischie, placcaggi e fango, il più violento degli sport si scopre snob

di Laura Sansavini

Una gara da gentiluomini. Ovvero prendersi a calci e gomitate, infangandosi fino alle orecchie, ma con stile. Il rugby che sembra uno tra gli sport più violenti, in realtà vanta origini da lord. E' nato infatti in uno dei più aristocratici college situato nelle Midlands inglesi, quello di Rugby, da cui ricava il nome. Qualcuno l'ha definito l'anti-calcio, proprio per la distanza che intercorre tra il gioco del pallone e quello della palla ovale.

Il terzo tempo - A far la differenza, è il terzo tempo. Infatti l'aspetto che colpisce di più chi guarda per la prima volta una partita è lo spirito che anima i giocatori e di conseguenza il pubblico. Applausi reciproci, tifosi delle due squadre mescolati insieme, fierezza per i propri colori e riconoscimenti alla bravura dell'avversario. Lo spettacolo non è solo nel gioco, o nello sforzo dei giocatori, ma si estende anche sugli spalti, prima, durante e dopo il match.

In principio fu Oscar Wilde - La sua diffusione nella cultura di massa globale affonda le radici negli anni. Il primo fu Oscar Wilde, Scrisse che il rugby «è il modo migliore per tenere trenta energumeni lontani dal centro della città durante il week end». Insomma, non un patito del genere. Alcuni libri e qualche film raccontano le virtù di questo sport che anche nel nostro paese comincia a fare meta. Anche Alessandro Baricco, nel 1995, cronista d’eccezione di una partita rimasta memorabile, lo definì «un gioco da psiche cubista».





Haka, terribile, celebre danza maori - "Sbatti le mani contro le cosce, sbuffa contro il cielo". Inizia così la Haka, il rituale di guerra che precede ogni incontro degli All Blacks, la nazionale neozelandese. E’ una delle danze tribali di origine maori più temute da oltre mezzo secolo dalle squadre avversarie di tutto il mondo. Niente a che fare con i sentimentalismi da "Lago dei cigni", per i “Tuttineri” non si gioca sulle punte.

Libri e film: tutto il rugby, dalla A alla Z - Tra i più curiosi debutti editoriali sul tema, c'è il "Dizionario erotico del rugby", di Marco Pastonesi. Niente a che vedere con la sensualità di certi calendari, peraltro molto gettonati anche tra i rugbisti, naturalmente dotati di fisique du role. Oltre l'ironia del titolo, trecentosessanta pagine in cui il gioco della palla ovale viene descritto dalla A alla Z, in un racconto dello spirito di squadra che viene presentato dall’autore come modello educativo. Per rimanere in tema, dello stesso autore anche "All Blacks". Da sfogliare "L'arte del rugby" di Spiro Zavos e "Elogio del rugby" di Marco Tilesi Manfredi e Maria Giffone. Anche la filmografia a riguardo comincia ad arricchirsi con "The human factor" di Clint Eastwood che mette sullo schermo per la prima volta la vicenda della squadra di rugby sudafricana degli Sprinboks. La pellicola, in uscita entro la fine del 2009, è ambientata subito dopo la caduta dell’apartheid nel 1995, quando il sud Africa ospitò la World Cup di rugby e Nelson Mandela, al primo mandato da presidente, approfittò dell’evento per lenire le ferite provocate dal razzismo attraverso un obiettivo comune: vincere la Coppa del Mondo.

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