A trent'anni dalla scomparsa non tramonta il mito del "Vagabondo" Chaplin, il genio che incanta i tempi moderni Mostre e rassegne in tutta Italia per riscoprire il grande artista
di Camilla Manconi
Era la notte tra il 24 e il 25 dicembre del 1977, la notte di Natale di trent’anni fa, quando Charlie Chaplin morì nella sua casa di Corsier-sur-Vevey, in Svizzera. Aveva ottantotto anni, dieci figli, quattro matrimoni alle spalle e più di novanta pellicole scritte, girate e interpretate all’attivo. Difficile contare i capolavori realizzati in più di sessant’anni di carriera. Difficile almeno come quantificare il successo del piccolo attore inglese, nato il 16 aprile del 1889 in uno dei quartieri più poveri di Londra, sbarcato negli Stati Uniti nel 1914 senza un soldo in tasca e diventato nel giro di un anno uno degli uomini più celebri e ricchi del mondo grazie alla magia del grande schermo.
Nascita di un mito - Baffetti, bombetta, pantaloni fuori misura, scarponi sfondati e bastoncino da passeggio: la sagoma caracollante del vagabondo che per decenni entusiasmò il mondo è ancora oggi una delle figure più rappresentative della cultura del XX secolo. Federico Fellini definì Chaplin «l’Adamo del cinema», i più grandi artisti e intellettuali del ‘900, da Pablo Picasso a Jean Cocteau, da Vladimir Majakovskij ad Albert Einstein ne ammirarono e lodarono il genio. E come nelle sue pellicole, le gioie di una vita straordinaria si mischiarono a dolori profondi: la morte di due figli, il fallimento di tre matrimoni, gli inevitabili scandali fino alle accuse di comunismo e all’esilio a cui gli Stati Uniti lo costrinsero nel 1952, togliendogli il visto di soggiorno e definendo l’uomo che aveva contribuito a fare grande Hollywood “persona indesiderata”. Chaplin tornerà negli Usa solo nel 1972, quando l’Academy decise con scarso tempismo di premiare il suo lavoro con un consolatorio Oscar alla carriera.
Celebrazioni - A trent’anni da quella notte di Natale il mito del vagabondo, dell’omino che prendeva a calci nel sedere il potere e l’autorità, che osò ridicolizzare Adolf Hitler prima che il mondo comprendesse fino in fondo gli orrori del nazismo, che rappresentò l’alienazione della modernità meglio di qualsiasi filosofo sembra non sbiadire. Il monello, Il Grande Dittatore, Tempi Moderni: film che ancora oggi richiamano alla mente immagini note e che non sembrano perdere, nonostante il tempo e i profondi cambiamenti che hanno trasformato il mondo, fascino e potenza. Anche l’Italia celebra in occasione di questo anniversario il mito del vagabondo: da Pordenone a Bologna, la cui Cineteca ha avuto il privilegio di ottenere dagli eredi l’esclusiva sull’intero archivio Chaplin, da Perugia a Palermo, tutta la penisola è ricca di mostre e rassegne dedicate a Charlot, per appassionati di tutte le età e per chi ancora non ne ha scoperto la magia.
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