Come nasce e si sviluppa la figura del giornalista che vive e lavora nelle sedi distaccate del giornale
Corrispondenti nella storia
Le lettere di Villari a «L’opinione», primo esempio di cronaca da una città lontana
di Ivana Delvino
«Uno dei primi corrispondenti che ricorda la storia del giornalismo è Pasquale Villari che già nel 1870 inviava delle note da Napoli sulla condizione meridionale alla redazione de “La Perseveranza”. In seguito le sue diventarono lettere di denuncia sul problema del Mezzogiorno che inviava regolarmente al direttore de “L’Opinione”».
Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura italiana contemporanea, all’Università cattolica di Milano e coautore del testo Storia del giornalismo edito da Utet, ripercorre le tappe di un processo evolutivo che ha portato all’affermazione della figura del giornalista corrispondente «parallelamente allo sviluppo economico dei giornali. Man mano che i quotidiani diventavano potenze editoriali potevano permettersi di aprire nuove sedi all’estero».
Il ruolo - Figura chiave dell’informazione contemporanea il corrispondente diventa il giornalista a cui la direzione della testata affida non solo la cronaca degli eventi che accadono in una determinata città o area geografica, ma anche l’interpretazione e la valutazione della politica internazionale e la considerazione che in quel Paese si ha della nostra vita nazionale.
Oggi i principali quotidiani e le maggiori emittenti radiofoniche e televisive hanno redazioni giornalistiche dislocate sia nelle capitali straniere che nei capoluoghi italiani con giornalisti che stabilmente vivono e lavorano lì. Il corrispondente dunque invia sistematicamente notizie e servizi dal luogo dove si trova alla sede principale della testata.
Le caratteristiche - «La sua stanzialità fa sì che il redattore abbia la situazione in mano conoscendo dall’interno la realtà che lo circonda, diversamente dal giornalista inviato sul posto per breve tempo e per una specifica inchiesta. Per quanto riguarda il corrispondente di guerra la sua, invece, è una stanzialità figurata, poiché mandato al seguito delle truppe. Diventa stanziale solo per l’occasione» conclude Paccagnini.
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