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Esperti a confronto a Capodarco (Fermo) 

«Sfatiamo i luoghi comuni sui Rom»

L'Italia, però, ha fallito nella loro integrazione


di Gabriele Carletti

Elementare, Watson - «Sono rom, quindi vengono dalla Rom-ania». La ricostruzione è così ovvia che diventa difficile scrostarla dall’immaginario collettivo. Eppure c’è chi pazientemente ci prova e a Capodarco (Fermo), in occasione del seminario annuale di Redattore Sociale, ha presentato le proprie tesi, a volte convincenti, a volte meno.
Lo spunto è stato offerto dalle reazioni prodotte dall’omicidio di Giovanna Reggiani, avvenuto il 30 ottobre a Tor di Quinto, Roma. Enrico Serpieri, giornalista, si occupa da almeno dieci anni delle politiche di inclusione sociale per il comune capitolino. Gli abbiamo chiesto quali aspetti l’hanno più colpito nel trattamento delle notizie su questo caso (guarda il video). 

Luoghi comuni -
Le statistiche dicono che nell’ultimo anno, a Roma, il 74% dei reati è stato commesso da romeni. Ma l’equazione romeni uguale rom non regge alla prova dei fatti. Mentre l’emigrazione dei romeni in Italia è recente, infatti, le più grandi comunità rom giunsero nella penisola già nel Medioevo, tanto che metà di loro è italiana a tutti gli effetti. «Ad esempio, il cognome Bevilacqua è tipicamente rom», esordisce Serpieri, prima di rilanciare: «in questo contesto, non c’è un nesso evidente tra l’ingresso della Romania nell’Unione Europea (primo gennaio 2007) e la presenza di rom nelle periferie delle grandi città italiane.
A Roma, ad esempio, l’ingresso dei rom non solo non è aumentato nell’ultimo anno, ma ha addirittura segnato una contrazione». E non sarebbe neanche vero che la stragrande maggioranza dei rom sia nomade per scelta. «Normalmente sono i sinti che utilizzano i campi di transito per le loro attività circensi e di giostrai, mentre solo il 40% dei rom è nomade», puntualizza Salvo Di Maggio, responsabile della cooperativa Ermes (Comunità di Capodarco di Roma).

Questione aperta
- Sulle possibili soluzioni, Serpieri è lapidario: «Roma ha fallito nella loro integrazione. Sui 7mila rom presenti nella capitale, almeno 5mila vivono lì da venti anni. In tutto questo tempo non si è realizzato un percorso di integrazione efficace né è emersa una leadership interna». La questione rom, quindi, esiste. Ma è un tema che non andrebbe liquidato con le difese d'ufficio (guarda il video con l'intervista a Di Maggio) né infarcito di stereotipi di segno opposto, come quello che ci porta a credere che i rom siano soliti rapire i bambini, quando in realtà, ad oggi, nessuna persona di etnia rom è stata condannata in via definitiva per questo reato in Italia.


Intervista a Salvo Di Maggio (VIDEO)
Intervista a Enrico Serpieri (VIDEO)

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