Poche e incerte le prospettive per i giovani occupati Uno Stato pericoloso e precario Di lavoro si muore ancora, la strage di Torino 2007
di Roberto Vicaretti
C’era una volta una Repubblica fondata sul lavoro. Ma oggi l’articolo 1 della Costituzione stona con una realtà ben diversa, fatta di precariato e di un bollettino di incidenti – e morti – sul lavoro da aggiornare quotidianamente. L’ultima strage della Thyssenkrupp di Torino con sette operai morti hanno nuovamente spostato i riflettori sulla sicurezza o, meglio, sull’assenza di sicurezza nelle fabbriche e nei cantieri. Scioperi, manifestazioni, accese polemiche politiche da destra e da sinistra, proposte e controproposte di legge per arginare entrambi i problemi. Di concreto, però, ancora poco, mentre lievita il numero dei precari – la metà dei nuovi posti di lavoro nel 2007 è a termine con un più 9,7 % rispetto al 2006 – e quello delle morti bianche – 1302 nel corso del 2006, con l’Umbria tristemente capolista in questa drammatica classifica.
Una vita da precario - Sono ormai storie ordinarie quelle di giovani laureati che restano ai margini del mondo del lavoro, costretti a scegliere, dopo anni di studio, tra un call center oppure uno stage a poche centinaia di euro… se sono fortunati. Le statistiche, infatti, parlano chiaro: per il 40% (fonte: "Giovani in stage", Miojob-GIDP, dicembre 2007) degli stagisti non c’è alcun rimborso e tanto meno la prospettiva di trasformare lo stage in un posto di lavoro vero e proprio (ben il 55%, infatti, non ha avuto nessuna proposta di contratto). Nemmeno la laurea, per decenni nell’immaginario collettivo degli italiani come il miglior modo per trovare una buona occupazione, riesce a dare garanzie.
Il bollettino delle morti bianche – Nel suo primo discorso di fine anno da capo dello Stato, Giorgio Napolitano pose il problema dei morti del lavoro. Da allora, però, sono state ottocento le vittime in Italia. Sono diventate storie ordinarie quelle di famiglie spezzate da un crollo in un cantiere non a norma o da un macchinario impazzito in una fabbrica. Ogni volta parte la gara di solidarietà e, con questa, le infinite polemiche su responsabilità e colpe. |