Sono migliaia le vittime della frontiera, un blog per monitorare il fenomeno Fortress Europe, la verità sulle stragi dimenticate Il fondatore: «Le politiche di respingimento non fermano i trafficanti di uomini»
di Alessandro Buscemi e Stefano Marcucci
È la notte tra il 18 ed il 19 agosto 2006. Un barcone, carico di 120 persone, proveniente dalle coste libiche viene avvistato a largo di Lampedusa dalla nave Minerva della Marina militare, che si appresta a recuperarlo. Durante le operazioni di avvicinamento, però, forse a causa del mare agitato, o di un errore di manovra, le due imbarcazioni collidono e un fianco del vecchio peschereccio si spezza. In mare finiscono uomini, donne e bambini, tutti di origine africana. Alla fine delle operazioni di salvataggio saranno 10 i cadaveri recuperati e 40 i dispersi. Questo è solo un esempio, tra i più gravi, degli incidenti che frequentemente si verificano lungo le vie della disperazione.
La strage - Sono 11.529 le morti documentate, 4.134 i dispersi lungo le rotte che dall’Africa sub-sahariana, attraverso il deserto, portano alle coste meridionali del Mediterraneo (soprattutto in Libia) e da qui, sulle carrette del mare, verso l’Italia o la Grecia; oppure dal Marocco attraverso lo stretto di Gibilterra, o dalle coste atlantiche dell’Africa verso le isole Canarie; o ancora percorrendo le strade che dal Medioriente portano in Turchia per cercare un imbarco in direzione della terra promessa Europa.
Fortress Europe - Oltre 11 mila vittime, dunque, morti spesso dimenticate, dispersi che rimangono tali per sempre, stragi che si consumano nell’indifferenza e nell’oblio generale. Per rendere memoria alle “morti di frontiera” nasce “Fortress Europe”. Decine di rapporti e una rassegna stampa completa per documentare, per far arrivare agli occhi della gente la storia di chi muore inseguendo il sogno di una vita migliore, o di chi, come Mussie Zerai, presidente dell'Agenzia Habeshia, associazione di rifugiati politici in Italia, una volta arrivato a destinazione si scontra con luoghi comuni, diffidenza e disinformazione. (guarda il video).
Le responsabilità - Gabriele Del Grande, creatore di Fortress Europe, (guarda il video) punta l’indice contro i passeur, ovvero i trafficanti di uomini, spesso collusi con le autorità degli Stati di provenienza; contro i metodi brutali dei centri di detenzione dei Paesi del Maghreb, particolarmente i 26 presenti in Libia, sei dei quali finanziati direttamente dall’Italia; e infine contro la politica di respingimento alle frontiere attuate dall’Europa. Dice infatti Del Grande, nel suo reportage “Mamadou va a morire” ,che narra le storie dei molti che hanno perso la vita nel viaggio fra l'Africa e il vecchio continente: «Snodo essenziale delle politiche di respingimento [...] è costituito dagli accordi di pattugliamento congiunto e dalle attività dell'agenzia Frontex, istituita nel 2004 dall'Unione Europea per il controllo delle frontiere esterne e il contrasto dell'immigrazione clandestina [...]. L'effetto deterrente costituito dallo schieramento di unità militari finanziato dall'Unione Europea non ha comunque arrestato i movimenti migratori clandestini, ma ne ha reso più pericolosi gli itinerari, anche per il ricorso a imbarcazioni sempre più piccole per sfuggire ai controlli dei radar e degli aerei ricognitori».
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