Quattro Colonne    
 
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Dopo la chiusura dell'inceneritore di Terni la Regione si interroga su come affrontare il problema dello smaltimento
L'Umbria dei rifiuti
Raccolta differenziata ancora al 29% nel 2006 anche se non mancano i comuni virtuosi

di Erika Baglivo

Chiuso l'unico inceneritore funzionante, un piano regionale per i rifiuti datato 2002, migliaia di tonnellate di spazzatura prodotte ogni anno. Il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani si fa sentire anche in Umbria e la strada della raccolta differenziata sembra essere l’unica perseguibile anche se tra molte difficoltà.

La differenziata in Umbria – Nel 2006 nella regione sono state prodotte circa 552mila tonnellate di rifiuti solidi urbani. Solo il 29% è stato recuperato grazie al sistema della raccolta differenziata. Un sistema che permette di riciclare quasi completamente molti materiali  e che, tuttavia, stenta a decollare. Sono pochi, infatti, i Comuni “ricicloni” nelle quattro aree in cui è divisa la Regione, i cosiddetti Ambiti Territoriali Ottimali (Ato). Basti pensare che nel 2006 il miglior risultato è stato raggiunto nell’Ato 2, quello di Perugia, dove solo 7 Comuni su 23 hanno superato la soglia del 35% di rifiuti annui raccolti con la differenziata. Quasi un miraggio per l’Ato 3, quello di Foligno e Spello, dove tutti i Comuni, tranne uno, sono rimasti al di sotto del 35%. Sebbene ciascun Ato fosse obbligato a raggiungere almeno questa soglia entro la fine del 2006 (legge 152 del 2006). Solo alcune aree, come quella lacustre, si sono, invece, distinte per buona condotta raggiungendo nei primi sei mesi del 2007 punte del 50%.

Stradale o porta a porta? – L’unica arma dimostratasi efficace per indurre le amministrazioni ad una maggiore disciplina è stata la raccolta porta a porta. «Un sistema che mira a responsabilizzare i cittadini stessi – sostiene Mirko Pompei dell'assessorato regionale all'Ambiente - chiamati a differenziare i rifiuti in casa loro attraverso i diversi cassonetti che vengono forniti». Ancora pochi, però, i Comuni che adottato questo sistema. «E’ dimostrato che il porta a porta fa scendere la produzione pro capite di rifiuti – continua Pompei - e migliora la qualità dei materiali scartati». Un esempio per tutti il Comune di Marsciano che con questo metodo è passato dall’ 8,6% di raccolta differenziata del 2002 a circa il 40% di oggi (Ascolta l’intervista all’assessore all’Ambiente Alfio Todini).

Che fine fanno i rifiuti indifferenziati? – «Le 337mila tonnellate di rifiuti indifferenziati prodotte nel 2006 dalla nostra regione - spiega Pompei - sono passate attraverso impianti di selezione che hanno permesso di recuperare alcuni materiali e diminuire l’impatto ambientale di quelli irrecuperabili». Sono questi a finire nelle sei discariche funzionanti nella regione: Città di Castello, Pietramelina, Borgo Giglione, Sant’Orsola, Orvieto e Gubbio. Discariche che difficilmente riusciranno a reggere a lungo se non verranno accompagnate da sistemi di smaltimento alternativi.

Intervista ad Alfio Todini (AUDIO)

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