Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna premono per l’indipendenza La mina kosovara sul cammino dell’Unione L’Europa teme un precedente pericoloso per Balcani e Spagna
di Gabriele Carletti
Il boccone amaro - La credibilità della politica estera europea si è dispersa in un fazzoletto di terra grande più o meno come l’Umbria. Di fronte alla proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, l'Unione Europea ha lasciato facoltà ai singoli Paesi di riconoscere o meno la provincia a maggioranza albanese. Spagna, Cipro, Grecia, Slovacchia, Romania e Bulgaria si sono espresse per il no. La Russia, dal canto suo, si è rassegnata ad ingoiare questo boccone amaro, ma medita di spuntare qualche concessione in altre aree del mondo, a partire dal Caucaso.
Chi tifa per l’indipendenza - Washington ha sponsorizzato sin dal primo momento un Kosovo indipendente. Nel suo viaggio a Tirana nel giugno 2007, George Bush ha garantito l’appoggio pieno degli Stati Uniti alla creazione del nuovo Stato di etnia albanese. Ancora una volta la rotta impressa agli eventi dai nordamericani è chiara e priva di tentennamenti. In Europa solo l'Italia, la Germania, la Gran Bretagna e la Francia hanno mostrato la stessa risolutezza.
La crisi serba - Il neopresidente Boris Tadic ha indetto nuove elezioni legislative per l'11 maggio. Le dimissioni del premier Vojislav Kostunica hanno reso infatti inevitabile il ricorso anticipato alle urne. La questione kosovara ha prodotto divisioni insanabili nel governo, con le forze vicine a Tadic ormai rassegnate alla perdita della provincia e un Kostunica che invece subordina l'ingresso della Serbia nell'Unione Europea all'integrità territoriale del Paese, Kosovo compreso. I Ventisette non possono più permettersi il lusso di umiliare la Serbia e delegittimare Tadic, l’unico leader in grado forse di far uscire il Paese da un pericoloso isolamento.
Le enclave slave - Alla secessione della parte del Kosovo a maggioranza albanese potrebbe presto seguire una contro-secessione dei serbi-kosovari a nord del fiume Ibar pronti a riunirsi con la madrepatria. Più incerto il futuro delle enclave serbe in territorio kosovaro, attualmente sotto tutela dei militari della forza internazionale di pace. Il precedente della provincia albanese rischia di aprire una falla che potrebbe inghiottire, di nuovo, i Balcani. Ma non solo.
I timori europei - Con l’indipendenza del Kosovo saltano i presupposti della pace di Dayton che in Bosnia ha obbligato serbi, croati e musulmani a convivere nello stesso Stato. E, inoltre, si vanno ad alimentare le vocazioni separatiste delle minoranze etniche e linguistiche in tutta Europa, a partire da Cipro e dalla Macedonia passando per i Paesi Baschi e la Catalogna. Il 5 marzo l’Ossezia del sud, regione russofila della Georgia, ha chiesto ufficialmente alla Russia, all’Ue e all’Onu il riconoscimento della propria indipendenza contando sul precedente kosovaro. Di fronte alle rivedicazioni autonomiste, l’Ue si scopre ancora più fragile.
Ascolta l'intervista all'inviato Rai Rai Ennio Remondino
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