Quattro Colonne    
 
Viaggio in Umbria
Il centro di ricerca sulle staminali di Terni
L'energia? Ora si produce dal mais (video)
L'umbro che ha scoperto l'elisir di lunga vita (audio)
Nanotecnologie, la grande ricerca a Terni (audio)
Sopravvivere all'incompatibilità (audio e video)
L'Umbria dei rifiuti
La tortuosa strada dell'Umbria
Tra passato e futuro Perugia cambia look

Sotto la media nazionale, in bilico tra fondi scarsi e capacità di emergere
L'Umbria della ricerca eccellente
Quattro centri d'avanguardia segnano la strada verso il cambiamento

di Cristina Clementi e Giuliana Palmiotta

Non è breve in Umbria la lista di eccellenze in campo medico-scientifico cui i giovani ricercatori possono ispirarsi per riavviare i motori nella corsa all’innovazione. Perché il cuore verde d’Italia possa risalire la più recente classifica Istat sulle realtà che investono maggiormente in ricerca e sviluppo, c’è bisogno di potenziare le esperienze esistenti e di creare nuove opportunità. Nel rapporto pubblicato a ottobre 2007 dall’Istituto nazionale di statistica - e riferito al 2005 – l’Umbria figura solo quindicesima tra le regioni italiane. Al primo posto troviamo la Lombardia, che sostiene il 21,4 per cento della spesa nazionale, seguita da Lazio (18,1 per cento) e Piemonte (12,8 per cento). Tra università, imprese, istituzioni pubbliche e private no profit, l’Umbria contribuisce per appena l’1 per cento.

La realtà umbra- Ma analizzando al microscopio la quota, non certo incoraggiante, si scopre che a determinarla è lo sforzo di professionisti qualificati e riconosciuti anche a livello internazionale. Ne abbiamo incontrati alcuni nel nostro viaggio tra quattro laboratori ad alta tecnologia: il Centro di ricerca sulle biomasse della facoltà di Ingegneria e il Centro di Oncoematologia pediatrica e trapianti di midollo osseo della facoltà di Medicina, entrambe dell’Università di Perugia; il Centro per le nanotecnologie dei polimeri e il Centro per la ricerca sulle staminali di Terni. Un terreno fertile dove sono maturate esperienze come quella di Pier Giuseppe Pelicci, oggi direttore del dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituto europeo di oncologia di Milano.

Italia fanalino di coda- Dall’incontro con i protagonisti è emerso che per tenere il passo degli altri paesi, europei e non, in Italia sono molti di più gli ostacoli da aggirare. In primo luogo, una cronica carenza di fondi e un’inarrestabile fuga di cervelli, già denunciate da David King in un articolo pubblicato, nel 2005, dall’autorevole rivista scientifica “Nature”. Allora in Italia c’erano meno di tre ricercatori ogni mille lavoratori attivi, la metà di quelli registrati in Francia, Germania e Inghilterra. Troppo pochi in confronto agli otto degli Stati Uniti e ai nove del Giappone, considerando che per recuperare tre anni di studi persi potrebbe non bastare mezzo secolo.

 

 

 

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