Fallimenti a catena e recessione. E’ la crisi più grave dopo il ‘29 Vincere il fantasma della “Grande Depressione” L’obiettivo primario è riformare il sistema economico
di Valentina Antonelli e Giorgio Specchia
Ripercorrere le tappe che hanno portato all’attuale disastro economico non è facile, sia per la complessità di meccanismi finanziari poco trasparenti, sia per la vastità di una crisi che ha sconvolto i mercati di tutto il mondo, provocando fallimenti a catena di banche, istituti finanziari e colossi industriali. Una crisi così grave da essere paragonata alla Grande Depressione seguita al crollo di Wall Street nel 1929.
Il ritorno della “mano pubblica” - Curiosamente, gli economisti guardano proprio a quel triste precedente per trarre qualche suggerimento: si riscoprono così vecchie ricette, teorie di un passato che ciclicamente si ripresenta. Accantonato, dopo decenni di grande fortuna, il pensiero ultraliberista che individuava, secondo la nota formula reaganiana, nello Stato non la soluzione bensì la causa di tutti mali, oggi si torna a guardare ai governi come gli unici in grado di gestire una situazione che la “mano invisibile” del mercato non ha più in pugno. Ciò che molti invocano oggi è il massiccio intervento della “mano pubblica” nell’economia. E così si riscopre la bontà della teorie economiche di John Keynes e si guarda alle misure adottate dal Presidente Roosevelt nel suo celebre “New Deal” come un modello da cui trarre ispirazione.
Economia anno zero - I governi e gli organismi di vigilanza sono al lavoro per scongiurare la recessione aumentando la domanda, stimolando i consumi e la produzione, ripristinando la fiducia tra le banche e il credito verso i cittadini. Ma la posta in gioco è molto più alta; le misure prese influiranno sulla società e sulla sopravvivenza dello stesso sistema economico. Il primo passo è evitare che a fare le spese di una crisi soprattutto finanziaria siano i cittadini, oppressi dal debito e dal fantasma della disoccupazione. In secondo luogo vanno trovate e adottate alcune regole condivise da tutti i paesi; una serie di norme e convenzioni valide per il mercato globale non limitate alla finanza, ma estese alla struttura sostanziale del capitalismo. |