| |
|
Dalla finanza alla vita quotidiana, la crisi non risparmia nessuno Quando a rimetterci è il cittadino Imprese a rischio si rivolgono all’usura. Sempre più disoccupati
di Valentina Antonelli
Dai mercati finanziari alla vita quotidiana. E’ il campanello d’allarme che segnala la vera “crisi”. A un certo punto, dal limbo dei mutui subprime e dai “titoli tossici”, campo oscuro per i non addetti ai lavori, la crisi si riversa nella cosiddetta “economia reale”, incidendo pesantemente nell’attività delle imprese e nella scelta dei consumatori. Con il risultato ultimo di aumentare l’emorragia della disoccupazione. Queste conseguenze vengono rappresentate schematicamente ogni giorno da grafici su Pil e recessione, ma nella quotidianità si compongono in un caleidoscopio di storie, di piccole lotte per la sopravvivenza che tanti devono affrontare ogni giorno. Anche l’Umbria, un’isola felice all’apparenza, non è rimasta indenne allo scossone che alcuni economisti paragonano per intensità alla Grande Depressione.
Dalla parte degli imprenditori – Il crollo della fiducia e la paura delle banche nel concedere prestiti alle piccole e medie imprese hanno portato molte aziende sull’orlo della bancarotta. Un danno soprattutto per le società che potevano contare su commesse anche prestigiose, ma senza l’ossigeno del credito non possono andare avanti. E’ il caso di un vetraio di Umbertide, Antonio Tempobuono, che, nonostante abbia vinto appalti anche per le piscine olimpioniche del Coni, non viene ritenuto abbastanza affidabile dagli istituti di credito (vedi articolo correlato). Per chi si trova con l’acqua alla gola e non si rassegna a chiudere i battenti di un’attività a cui ha dedicato la vita, può aprirsi a volte la pericolosa e illegale strada dell’usura; secondo la Fondazione Umbria contro l’Usura, che fornisce aiuto e garanzie a chi si trova in difficoltà, sono almeno 300 le persone che si sarebbero rivolte al “mercato nero” del denaro.
Dalla parte dei lavoratori – Se chi investe naviga in mari agitati, non se la passano meglio i dipendenti, costretti a ricorrere alla soluzione tampone della cassa integrazione (cig). Un rimedio purtroppo inevitabile, che però non fa bene alle tasche dello Stato e tantomeno alla dignità dei lavoratori. Secondo l’Inps, le cig in provincia di Perugia sono più che triplicate rispetto all’anno scorso. Dati preoccupanti, considerato che la maggior parte dei settori colpiti sono quelli che fanno capo a produzioni locali, eccellenze del territorio che rischiano di scomparire dalle preferenze dei consumatori, creando danni strutturali all’economia umbra che solo provvedimenti tempestivi e intelligenti potranno evitare. |
|
|
|