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La lotta di un imprenditore di Umbertide per continuare a produrre Il piccolo vetraio e Golia Intervista con Antonio Tempobuono: il paradosso di una crisi paralizzante
di Fabrizio Angeli
È la vecchia storia del serpente che si morde la coda. Il sistema delle grandi banche in difficoltà “chiude i rubinetti” alle piccole aziende, che vivono il paradosso di non poter lavorare troppo anche dove le richieste non mancherebbero, per la paura di restare inghiottiti. Da Umbertide, una delle zone dell’Altotevere più colpite dalla crisi, Antonio Tempobuono ha appena consegnato le prime vetrate per le nuove piscine olimpioniche del Coni a Roma, e ha in tasca un appalto per gli infissi di un centro commerciale a Fano.
Difficoltà, non crisi - «Taglio i vetri da quando ho 15 anni, e nel 1990 ho aperto una mia azienda, la “Edilvetro” di Umbertide. Nel giro di pochi anni gli affari sono cresciuti, e ormai lavoriamo per tutto il centro Italia. Ma a fine 2007 il mio socio ha lasciato senza preavviso, creandomi molti problemi. Lì sono cominciati i guai con le banche». Antonio Tempobuono ha una casa a rischio ipoteca e due figli, la più piccola ancora al liceo, il maggiore che studia Economia aziendale mentre dà una mano per le fatture e tre operai che forse non riuscirà più a mantenere.
Banche: un circolo vizioso? - «È evidente che le stesse banche non sono tranquille, e nemmeno i direttori con cui una volta trattavi personalmente possono fare più di tanto. Mai un problema fino all’anno scorso, quando il conto dell’Unicredit è finito in rosso». Oggi la “Edilvetro” è segnalata come un’azienda a rischio e i prestatori chiedono garanzie non sostenibili che rischiano di trascinarla in una spirale rovinosa. «L’Unicredit ha respinto pure una proposta di copertura tramite il fondo antiusura, che le avrebbe garantito fino al 90 per cento dello scoperto totale. E come faccio a restituire i soldi, se non mi permettono di lavorare?».
Rischiare o sparire – Al “Centro piccole imprese” della filiale di Umbertide sono chiari: «La sua situazione è stata valutata, oggi non è possibile venirgli incontro». Sui giornali fioccano le stime per un 2009 nero, ma Antonio Tempobuono deve rientrare dallo scoperto in 12 mesi. «Le occasioni importanti non mancano, ma per ora è in forse pure il lavoro per il Coni. Più la commissione è importante, più mi tremano le mani per richiedere finanziamenti. Sento i miei amici imprenditori che sognano di tornare a fare i semplici dipendenti, arrivare a casa alle 17,30 e andare a letto senza pensieri. Io li guardo e scuoto la testa: so di dover prendere decisioni al volo, forse azzardate, ma non ho ancora perso il coraggio». |
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