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Quando l'arte incontra la scienza

L'evoluzione del pensiero scientifico ha cambiato per sempre le modalità di rappresentare il mondo
Arte e scienza: due modi per studiare la natura
Due rette parallele che si incontrano nel XX secolo


di Serena Mautone

Paul Klee, pittore svizzero vissuto nella prima metà del Novecento ed esponente dell’ astrattismo, considerava la sua pittura “un discorso sulla realtà”, non una semplice riproduzione del visibile; egli riteneva che arte e scienza avessero un obiettivo comune, da raggiungere con gli strumenti propri delle due discipline. Mentre i risultati della ricerca scientifica sono garantiti dalla correttezza del metodo, la natura stessa della produzione artistica, di tipo qualitativo, consente di esprimere un giudizio estetico, basato sul sentimento del “bello”.

Il pensiero occidentale, dalla Grecia al Rinascimento, ha cercato il bello nell’euritmia, nella proporzionalità. Nel corso del XX secolo abbiamo assistito alla rottura di queste regole per raggiungere una vaghezza formale che sola, si ritiene, è in grado di dare ad un’opera d’arte le sue qualità specifiche. E’ l’indeterminatezza del medium che permette all’opera pittorica di raggiungere l’effetto voluto in contrasto con la precisione, la determinazione della scienza. E’ dunque la molteplicità dei significati a costituire un fenomeno estetico e questo in contrasto con l’assoluto rigore d’ogni ricerca scientifica. Il pensiero estetico rimane distinto da quello razionale logico, benché entrambi concorrono alla formulazione della nostra conoscenza.

 Nelle arti visive, un corollario del rapporto tra arte e scienza si ha nella rappresentazione dello spazio. La rappresentazione è mimesi, imitazione è, ovviamente, imitazione della natura. La natura è quanto della realtà viene afferrato dai sensi e conosciuto dall’intelletto, la realtà, quando viene misurata ed espressa in termini geometrici, è lo spazio: ogni forma è forma dello spazio e se si dice che l’arte rinascimentale è l’arte della forma si dice contemporaneamente che è l’arte dello spazio. Una delle teorie dominanti nella critica d’arte del Novecento ha visto nella prospettiva una “forma simbolica” grazie alla quale un particolare contenuto viene connesso a un concreto segno visibile. La messa a punto di forme simboliche è comune ad arte e scienza, ma non vanno smarriti i fini specifici: nel polo estetico le forme simboliche si organizzano in un modo fine a se stesso, in quello scientifico sono strumenti per descrivere il mondo. Arte e scienza sono le lenti attraverso cui guardiamo il mondo, senza cadere nel grosso equivoco di confondere la bellezza della natura con la bellezza creata dall’ uomo.

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