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Gli abitanti di Berlino e Amsterdam “fanno” tv da 20 anni, perché  pagano il canone

 

di Franz Giordano


Prendere una videocamera, filmare, montare e mandare in onda il prodotto finito. Entrare in uno studio televisivo, posizionare le luci, accendere i microfoni, fissare la telecamera e provare il brivido della diretta. Quante persone hanno sempre sognato di farlo? Da 20 anni in Olanda, Germania e in molti altri Paesi, i cittadini non devono più sognare di entrare nel piccolo schermo perchè, attraverso i canali televisivi ad accesso pubblico, hanno la possibilità di produrre e mandare in onda trasmissioni realizzate autonomamente.

Gli anni ‘70 - “Quando nel 1978 il cavo venne introdotto in Olanda per migliorare la qualità del segnale televisivo, di notte gli hacker occupavano i canali vuoti e offrivano programmi completamente diversi dai canali tradizionali: film amatoriali e sperimentali”, spiega Raul Marroquin, pioniere di Salto, l’open channel di Amsterdam. Negli stessi anni in Italia non c’era ancora una legge sul sistema radiotelevisivo. La Mammì arriverà solo nel 1990. E mentre nel nostro Paese c’era quello che molti hanno definito “il far west dell’etere”, in Germania ed Olanda sono stati concessi spazi a canali come Offener Kanal Berlin o Salto di Amsterdam, televisioni via cavo a disposizione dei cittadini che trasmettono sul territorio metropolitano.

Chi lavora e chi paga “Tutti i cittadini possono partecipare. Ci sono poche regole: non bisogna trasmettere messaggi razzisti, sessisti o violenti e ci si assume la responsabilità del prodotto realizzato, ma per il resto c’è piena libertà creativa”, spiega Juergen Linke, direttore dell’OKB. Per partecipare basta presentare un documento e assumersi la piena responsabilità dei contenuti prodotti. Uno staff di tecnici aiuta gli autori alle prime armi che, con le loro trasmissioni, sono lo scheletro del palinsesto. A Berlino ci sono programmi in turco, in greco, in iraniano o molti altri come “Gli eroi del non lavoro”, una trasmissione realizzata dagli attivisti di Ver.di, il sindacato tedesco. Ma, dato che gli open channel non hanno spazi pubblicitari, chi paga? Sia in Germania, sia in Olanda i finanziamenti arrivano attraverso una parte del canone televisivo, quindi sono gli stessi cittadini a contribuire. In Italia, negli ultimi anni, a Pisa e Torino ci sono stati tentativi di tv comunitarie, ma hanno incontrato molti problemi burocratici ed economici. Chissà fino a quando sopravviveranno.

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