Quattro Colonne    
 
"Bisogna rinegoziare i contratti derivati"
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Swap, Il mosaico dei Comuni umbri
Swap, intervista a Massimo Gnagnarini (audio)
L'Umbria e gli swap: una relazione pericolosa
Il fascino indiscreto del contratto derivato
Per alcuni enti locali il rischio è la bancarotta



Uno tsunami finanziario potrebbe abbattersi sul Belpaese nei prossimi anni. E’ ancora parzialmente sommerso, ma ne affiorano già le prime avvisaglie. A farne le spese potrebbero essere gli enti locali che hanno sottoscritto contratti di finanza derivata con le banche italiane e straniere.
 
L’Umbria non fa eccezione. La Regione, la Provincia e il Comune di Perugia, le amministrazioni comunali di Terni, Foligno, Spoleto, Orvieto, Baschi, Parrano, Lugnano in Teverina e molte altre ancora hanno impegnato parti consistenti della spesa corrente in un tipo contratto particolarmente rischioso. Si chiama “I.r.s. collar”, dove la sigla sta per “interest rate swap”, nome ostico, come pure la materia di riferimento. Nome con il quale i cittadini prenderanno sempre più confidenza al montare, in vista del possibile scoppio finale, della relativa bolla.
 
Struttura del derivato. Gli swap sono accordi negoziali mediante i quali due parti convengono di scambiarsi, a date prefissate, flussi di denaro che hanno natura di “interesse” calcolato sulla base di tassi predefiniti (l’esempio più frequente è la cedola semestrale indicizzata all’Euribor). Se fino al 2001 gli enti territoriali contraevano mutui a tasso fisso con la Cassa Depositi e Prestiti, dopo la legge finanziaria 2002 – art. 41 - è stato possibile riconvertirli in altri a tasso variabile. Questi mutui rappresentano il capitale teorico di riferimento sul quale si calcolano gli interessi e i relativi differenziali da pagare, ovvero i cash flow. Nell’I.r.s. collar il tasso variabile prevede un limite inferiore, il floor, e uno superiore, il cap, nel cui intervallo i due contraenti non si scambiano flussi monetari. Una sorta di protezione contro il fluttuare dei tassi che però, se il contratto non viene strutturato in modo equo, può portare una delle parti a pagare più dell’altra quando il tasso eccede il cap o scende sotto al floor. Raramente le banche che hanno proposto swap agli enti locali ci hanno rimesso.
 
Perché sottoscrivere contratti ad alto rischio? Soprattutto per fare cassa. Gli swap prevedono un prestito iniziale – upfront – pagato dalla banca all’ente locale alla firma del contratto. Questo viene ripagato attraverso le cedole nette che le amministrazioni territoriali devono poi corrispondere all’istituto di credito fino all’estinzione o alla rinegoziazione del contratto. Il tasso d’interesse applicato dalla banca, essendo variabile, può diventare altissimo, tanto da coprire ed eccedere di molto il prestito iniziale. Il “mark to market” o valore di mercato del derivato – prezzo che l’ente locale deve pagare alla banca per disdire il contratto e che dipende dall’andamento dei tassi – è a volte così consistente da non permettere al sottoscrittore, per quanto lo voglia, di uscire dallo swap.
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