Una docufiction sulla zona grigia della mafia Quando la giustizia fa il "Doppio Gioco" Intervista al regista Riccardo Mosca
di Laura Corsi
Un pubblico composto prevalentemente da giovani ha assisto, nella Sala delle Partecipazioni di Palazzo Cesaroni, sede della Regione Umbria, alla proiezione di Doppio Gioco, una docufiction (cioè un genere cinematografico a metà strada tra il documentario e la fiction) sulle talpe dell’antimafia. L’evento è stato uno degli appuntamenti dell’edizione 2009 del Festival del Giornalismo di Perugia.
La docufiction – Doppio Gioco è la ricostruzione dell’indagine condotta dalla Procura Antimafia di Palermo e dai carabinieri di Bagheria che ha portato alla scoperta, nel 2003, di una rete di “infedeli” all’interno delle istituzioni per la lotta alla mafia. Una rete costruita attorno alla figura di Michele Aiello, imprenditore siciliano proprietario di Villa Santa Teresa, un centro diagnostico a Bagheria, e di varie aziende edili. Nelle ricostruzioni, commentate dagli uomini dell’Arma che hanno collaborato all’indagine, anche le intercettazioni originali dei soggetti coinvolti e i luoghi dove i protagonisti hanno agito: dalla clinica di Aiello al Palazzo di Giustizia di Palermo. Doppio Gioco è frutto di un’idea del produttore Claudio Canepari e del giornalista Salvo Palazzolo che, insieme allo scrittore Piergiorgio Di Cara e ai registi Andrea Vicario e Riccardo Mosca (entrambi presenti alla proiezione durante il Festival del Giornalismo), hanno curato anche la sceneggiatura.
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