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Daniele Mattioli è un fotografo umbro che ha scelto la Cina per lavoro
Fotogiornalismo, basterà un iPhone
«Il settore non procude più qualità, adesso inseguo una foto più soggettiva»
di Francesco Trapanotto
«Le aziende non investono più…..per portare a termine un buon reportage servono tanti soldi e molto tempo». Lo dice Daniele Mattioli fotografo umbro che ha trascorso buona parte della sua vita girando il mondo e alla fine ha scelto la Cina come suo laboratorio.
E' vero che oggi gli editori tagliano molti fondi per far fronte alle logiche di mercato; ma è anche vero che, ancora, esistono degli ottimi servizi fotografici e il fotoreporter riesce a raccontare la realtà attraverso l'immagine più di quanto possano fare cento articoli. Poi, dobbiamo dire grazie alla tecnologia se infilando una mano nel taschino possiamo immortalare limpidamente un'immagine che ci attrae. Ma dobbiamo capire quali sono i nuovi orizzonti del mondo digitale.
Siamo tutti dei fotoreporter? La velocità con la quale viaggia l'informazione e l'importanza dell'immagine impongono una produzione sempre più massiccia di foto. E se le foto spesso sono un click istantaneo è anche vero il contrario. La foto è studio, conoscenza, riflessione. Per i più tecnici anche qualità all'ennesima potenza, che per intenderci può essere data solo dal vecchio rullino. Per non parlare dell'autenticità, oggi è facile attraverso alcuni programmi modificare un'immagine.
Daniele Mattioli non si definisce un fotogiornalista, ma semplicemente un fotografo. Ha girato il mondo con la sua macchina fotografica e ha collaborato con le più importanti testate: New York Times, Newsweek, Internazionale, Times e molti altri. Dal 1992 rappresenta l'agenzia austriaca Anzenberger. «Chiunque, oggi, munito di iPhone può trasformarsi nel fotogiornalista di turno; ma ciò che inseguo è una foto più soggettiva, studiata, pensata. Una foto che possa descrivere la realtà - dice Daniele Mattioli - quella che vivo io tutti i giorni».
AUDIO
Intervista a Daniele Mattioli
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