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Archivio > Con il cuore in gola
A metà strada fra lo sport agonistico e la ricostruzione militare
Collezionisti in trincea
Dall’oggettistica bellica al gioco: quando le leggi della moda si invertono
di Lorenzo Materazzini
Una tendenza tipica delle mode, come è noto, è quella di battere il ferro quando è ancora caldo, per sfruttare al massimo l’onda creata dalla novità: da Harry Potter al Codice da Vinci, passando per Hello Kitty fino ai nostrani Cesaroni. Logica vuole che si parta dal prodotto vero e proprio, libro, film, o logo che sia, e che su di esso si costruisca un merchandising fatto di tazzine, adesivi, ombrelli, vestiti e quant’altro. E lo stesso vale anche per gli sport. Ma ci sono dei casi, apparentemente anomali, dove l’iter si rovescia: cioè prima il merchandising collezionistico, poi il prodotto sostanziale. Il softair rientra in quest’ultima categoria. Un ibrido, a metà strada fra l’attività agonistica e la simulazione di guerra, che da anni continua ad arruolare centinaia di migliaia di appassionati. Risalire alle origini del softair è impresa non facile, ma sembra che le prime gare amichevoli vennero disputate in Giappone agli inizi degli anni Ottanta, da collezionisti di oggettistica militare che compravano le prime riproduzioni elettriche o meccaniche di armi da fuoco storiche. Ecco il paradosso: non si è passati dal gioco al collezionismo, ma dal collezionismo alla moda, o meglio, alla mania. Si perché gli amanti del softair sono spesso e volentieri tanto appassionati del loro sport da sacrificare domeniche mattina e relativi sabati sera, pur di essere in forma per la battaglia.
Uno sport, ci tengono a precisare i praticanti, che si basa essenzialmente sul fair play, visto che un giocatore colpito deve dichiararsi lui stesso sconfitto, pena la non credibilità e l’allontanamento dal gruppo. Una disciplina atipica certamente, dove la catarsi del momento e la ricostruzione storica della scena, e quindi la recitazione, prendono spesso il sopravvento sull’agonismo. Un po’ come alla corsa dei Ceri di Gubbio, dove tutte le squadre danno l’anima per superarsi, ben sapendo che il vincitore, che sbarrerà a tutti gli altri contendenti le porte della chiesa cittadina, sarà sempre e comunque Sant’Ubaldo. Ma se pensiamo all’Antica Grecia, vediamo che lo sport è anche questo: spettacolo, esibizione, rappresentazione – spesso drammatica – della nostra vita.
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