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Archivio > Disagio sociale
Sovraffollamento delle carceri, elettroshock ai malati di mente, Cpt dei migranti
I luoghi dell'emergenza sociale
Le immagini delle zone grigie dove talvolta si consuma la violazione dei diritti
di Maria Grazia Lombardi
I manicomi - Nel 1961 il dottor Franco Basaglia fu chiamato alla direzione dell'ospedale psichiatrico di Gorizia e capì che non avrebbe potuto fare nulla per curare le persone ricoverate in quell'istituto dove - secondo lui - erano negati i fondamentali diritti di cittadinanza. I malati di mente erano sottoposti a metodi terapeutici violenti e inefficaci che esasperavano, piuttosto che lenire, le patologie psichiche. Fu questo il punto di partenza del movimento per la chiusura dei manicomi che si sviluppò a Trieste intorno alla figura di Basaglia e che stimolò il varo della legge 180, nel 1978, conosciuta con il nome del medico triestino.
Al posto dei manicomi nacquero i Csm (centri di salute mentale). Abbandonate le cure con l'elettroshock nascono cooperative per il reinserimento dei pazienti in un normale tessuto sociale e, quando possibile, lavorativo. Dopo trent'anni il Csm di Trieste è diventato un polo d'eccellenza per la cura delle malattie mentali, in contrapposizione ad alcune realtà italiane dove sopravvivono strutture simili ai manicomi che la legge Basaglia voleva estinguere.
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Immigrazione - La cronaca recente ha portato all'attenzione il difficile caso del Cpt (centro permanenza temporaneo) di Lampedusa, dove approda la maggior parte delle imbarcazioni in arrivo dal continente africano, dando la misura del delicato ruolo dell'Italia nella gestione dei flussi migratori internazionali. I dati dell'Istat ci dicono che tra il 2009 e il 2030 la popolazione italiana in età lavorativa diminuirà di 4,5 milioni di unità, una perdita che dovrebbe essere in parte compensata da un incremento della popolazione straniera, pari a 2,7 milioni di unità. Ma se il professor Gian Carlo Blangiardo, dell'Università Milano Bicocca, lo giudica "un ordine di grandezza accettabile nella logica dell' immigrazione sostenibile", molte associazioni di cooperazione, come la Onlus Medicins sans frontières, denunciano l'urgenza di un intervento in Africa, dove le emergenze umanitarie di diversi paesi in guerra potrebbero generare delle ondate migratorie di dimensioni ingestibili per l'Europa.
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Le carceri - Sono 65 mila i detenuti nelle carceri italiane, 20 mila in più rispetto alla capienza massima che corrisponde a 43 mila posti. Nel 2009, 59 detenuti si sono suicidati. E' questo il quadro delineato dal sesto rapporto sulla condizione dei detenuti in Italia a cura dell'associazione Antigone. Secondo il Sappe (sindacato autonomo polizia penitenziaria) sono 12 le regioni italiane le cui carceri hanno superato la capienza tollerabile: Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta, Veneto.











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