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Il clima passa anche dalla tavola

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Prodotti locali a chilometro zero per ridurre l'emissione di Co2
Il clima passa anche dalla tavola
«Un'agricoltura di qualità» la soluzione dell'esperto Riccardo Valentini

di Benedetta Bidini

Nel dibattito su clima e ambiente si parla anche di agricoltura. Il settore agroalimentare incide infatti non poco sui cambiamenti climatici. E per ridurre le emissioni dei gas serra è necessario partire proprio da qui: dal mondo rurale. Coltivazioni e colture intensive ma anche trasporto di cibo da un capo all'altro del pianeta producono infatti una grande quantità di Co2.

«Il primo passo è trasformare l'agricoltura da intensiva, che utilizza fertilizzanti e molta energia - spiega Riccardo Valentini, professore di ecologia forestale presso l'Università degli Studi della Tuscia - in un'agricoltura sostenibile e di qualità che ha costi più ridotti e soprattutto riduce le emissioni. Il principio è quello di spendere meglio le risorse che la comunità europea investe nel settore».

Risorse idriche - Il problema non è però solo la quantità di Co2 prodotta ma anche lo spreco idrico di molte coltivazioni. «C'è ancora troppo dispendio di acqua, i sistemi di irrigazione sono per la maggior parte ad alto costo energetico. Sarebbe necessaria una politica di riconversione e riqualificazione di questi sistemi».

Prodotti locali -
«Il 95% delle merci fresche in Italia viene consumato a chilometri e chilometri di distanza. Un dato sconcertante». Le mozzarelle campane, i pomodori siciliani non solo non sono consumati nella regioni in cui vengono prodotti ma vengono anche lavorate e confezionati altrove. E questo si traduce in trasporti su camion, navi e treni che producono inquinamento e quindi emissioni di Co2. «Basterebbe sostenere e incentivare il consumo di prodotti stagionali e locali e ridurre cosi la filiera produttiva. In Europa c'è un'eccedenza di agricoltura, non è necessario importare ed esportare prodotti alimentari. Perché mettere in tavola il pomodoro cileno invece di quello nostrale?».

Politiche agrarie che per essere efficaci devono però essere adottate e concordate a livello globale. «Il punto di partenza del cambiamento potrebbe essere proprio Copenaghen - conclude Valentini - sono ottimista sui risultati che si potranno raggiungere».





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