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Ma i produttori viticoli chiedono una migliore promozione
“Il Sagrantino non è inferiore a nessun vino”
Domenico Tocchi, viticoltore di Montefalco, ci spiega i suoi segreti
di Antonio Di Bartolomeo
Tra i vini umbri il marchio "Montefalco" è uno di quelli che tira di più. Lo sapevano bene i fratelli Damiano e Domenico Tocchi quando nel 2000 fondarono la cantina Poggio Turri. Ogni anno producono 60-70 mila bottiglie di Sagrantino, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Grechetto e Chardonnay.
Il fiore all’occhiello - I fratelli Tocchi puntano molto sul Sagrantino di Montefalco, che dal 1992 si fregia della sigla DOCG (denominazione di origine controllata e garantita). Vitigno autoctono dell’Umbria, il Sagrantino può essere prodotto solo in una cerchia ristretta di comuni e per mezzo di un processo che richiede un invecchiamento di almeno due anni e mezzo.
No marketing, no party - Ma tra qualche produttore c’è malcontento. Nonostante alcune iniziative come la Strada del Sagrantino, Domenico Tocchi si lamenta di una promozione del prodotto ancora insoddisfacente: “Negli ultimi anni le richieste dall’Italia non sono aumentate, il vino è apprezzato per lo più dagli stranieri”.
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