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Dalla crisi della carta stampata al digitale. Le nuove frontiere della professione
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Blog e citizen jounalism, in aumento il desiderio di partecipazione

di Silvia Balducci


Informazione e tecnologia. Si dovrebbe cominciare da questo binomio piuttosto che battere sulla crisi di un mestiere. Il giornalismo, infatti, non è al suo capolinea. Lo dimostra la richiesta crescente di notizie. Lo conferma il desiderio dilagante di partecipazione.

A traballare, invece, è l’impresa editoriale, costretta a confrontarsi con strumenti innovativi che ne mettono in discussione il primato. Accelerazione dei tempi, contenimento dei costi e interattività sono i nuovi diktat. Ai vecchi e autorevoli giornali non resta che adeguarsi o scomparire. Il vero problema, infatti, non è il disinteresse alle notizie, ma il calo della pubblicità, orientata su piattaforme più redditizie. Ciò che resta ai cartacei è continuare a scommettere sulla propria tradizione o tentare di specializzarsi privilegiando le esigenze di pubblici specifici e particolari. In tanti, comunque, stanno sperimentando nuovi modelli attraverso redazioni integrate. Gran parte delle testate, infatti, ha una propria versione online, dove spesso si trovano collegamenti ai blog delle firme più popolari.
Anche l’Italia in questo non fa eccezione. Ne sono un esempio Vittorio Zambardino o Enrico Franceschini su Repubblica.it, Beppe Severgnini, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul Corriere.it o ancora Massimo Gramellini sul sito della Stampa.

Il giornalismo digitale sembra così essere la risposta nell’orizzonte incerto dell’informazione.
Nella rete è il futuro di questo mestiere? Ne è convinto il giornalista Erik Ulken che su questa scommessa ha investito non poco. Da alcuni mesi, infatti, ha lasciato il posto al Los Angeles Times e, con più di mille reporter digitali ha fondato la Ona, Online News Association.

Oltre alla sfida tecnologica, però, il giornalismo combatte un’altra battaglia. Ad essere conteso, questa volta, è il monopolio del mestiere. La questione non è dove si leggeranno le notizie ma chi le confezionerà. La voglia di partecipazione spinge, infatti, molti cittadini, giovani e non, ad inventarsi reporter. La rete offre un fertile terreno per gli aspiranti giornalisti. Il numero crescente di blog conferma questa tendenza. Al mondo ne sono stati aperti più di 100 milioni. Molti di questi propongono notizie. Negli Stati Uniti questo fenomeno è stato ribattezzato “Daily me” ovvero il giornalismo personalizzato spesso vittima del protagonismo di chi lo pratica.

La risposta, in questo mosaico di identità e tendenze, più della tecnologia è la credibilità. Proprio su questo terreno i giornalisti devono costruire la loro strategia. Senza autorevolezza, infatti, non si conquista la fiducia del pubblico. E l’autorevolezza la si costruisce nel tempo. I nuovi media, pertanto, per affermarsi davvero dovranno puntare sulla rete conservando l’anima della tradizione.

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