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La vita rurale dell'Appennino umbro raccontata in un libro
La montagna, la musica e la "pomata magica"
Impronte della tradizione, per non dimenticare i saperi di un tempo
di Valentina Antonelli
"Le fasi per le quali sono passati i volghi in dozzine di secoli, hanno lasciato non pur delle tracce, ma anche delle impronte forti e spiccate che il tempo vorace non ha potuto distruggere né attaccare" (Giuseppe Pitrè). Sono le impronte, solchi profondi lasciati nella terra della montagna, quella umbra dell'Appennino, che raccontano di storie e conoscenze tramandate oralmente. Sono canzoni legate alle stagioni, al mondo rurale, che scandiscono i tempi di una vita che si è ripetuta uguale per secoli.
La terra per il contadino non è solo fondamentale per la sopravvivenza (si mangia quello che si raccoglie e si coltiva), ma diventa oggetto magico e sociale grazie ai saperi legati all'uso delle erbe, alla preparazione di medicamenti naturali. Massimiliano Dragoni, nipote di una guaritrice che ha vissuto nelle montagne tra Assisi e Gualdo, ha voluto raccogliere in un volume, "La pomata de Checcaccio", tradizioni, ricordi, stornelli popolari e, soprattutto, l'eredità della nonna Peppa; la ricetta a base di sambuco.
Percussionista e ricercatore musicale, l'autore ha voluto presentare la sua storia in uno spettacolo per far rivivere quello che racconta; ha voluto scrivere quello che sa perché rimanga una traccia importante e tangibile di un mondo per noi ormai evanescente.
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