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L'universo degli invisibili

Archivio > Disagio sociale

L'esperienza di "Ristretti Orizzonti", il giornale scritto dai detenuti del carcere di Padova
L'universo degli invisibili
Tra diffidenza e senso di insicurezza le difficoltà nel raccontare chi vive ai margini della società


di Antonio Liotta


Carceri, ospedali psichiatrici, cpt. Centri per il recupero e il reinserimento sociale secondo alcuni, luoghi di ghettizzazione ed internamento per i più pessimisti. Sicuramente mondi sommersi, realtà border line che i mezzi di comunicazione stentano a raccontare.

Non sempre per negligenza o indifferenza, talvolta per una forma di strano pudore. Quasi per paura di non riuscire ad aprire la porta dell'universo degli "invisibili", senza forzarla.

Velato disprezzo - Immigrati, detenuti, malati di mente. Spesso sono loro ad essere al centro di una rappresentazione sociale e mediatica distorta, al confine tra una sorta di disprezzo velato - che si coglie tra le righe - e una compassione sterile, incapace di andare a fondo ai problemi. E a volte le parole, anche inconsapevolmente, favoriscono una percezione sbagliata di protagonisti e contesti e spingono a formulare giudizi cinici e affrettati.

Morally correct - Categorie, più che persone in carne e ossa, spesso considerate "il male" della società: stranieri che rubano il lavoro e commettono reati, delinquenti da rinchiudere ed escludere dalla vita sociale, squilibrati da internare e anestetizzare. In nome della quiete pubblica. Integrazione, recupero e reinserimento spesso sono solo parole da spendere senza parsimonia, per non uscire dal recinto del "morally correct".

Ristretti orizzonti - Ma da questa empasse comunicativa si può uscire. Raccontando dall'interno problemi, storie e luoghi del disagio. E raccogliendo l'esperienza sul campo di chi, da anni, è alle prese con la marginalità. Come Giorgio Dell'Acqua, responsabile del Dipartimento salute mentale di Trieste e fautore con Franco Basaglia della legge che portò nel 1978 alla chiusura dei manicomi. O come Ornella Favero, dell'associazione "Ristretti Orizzonti", che da 12 anni redige un giornale scritto interamente dai detenuti del carcere di Padova e dell'istituto femminile della Giudecca ( www.ristretti.it).

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