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Pianeta carceri tra sovraffolamento e strutture all'avanguardia

Archivio > Disagio sociale

Gonnella: «In alcuni casi siamo di fronte ad una palese violazione dei diritti della persona»

Pianeta carceri, sovraffollamento e strutture avanzate

Cascini: «È evidente che la repressione penale tenda a colpire l'emarginazione sociale»


di Antonio Liotta


L'esplosione mediatica del caso Cucchi ha riacceso i riflettori sulla situazione del nostro sistema carcerario: in Italia ci sono 65.719 detenuti, circa tremila in più rispetto a prima dell'indulto del 2006; di questi 32.637 sono detenuti definitivi e 31.136 in attesa di giudizio; gli stranieri sono 24.386 (il 37% del totale) e 15.835 tossicodipendenti (24, 89%).

Il nodo della repressione penale - «In Italia il problema delle carceri è legato al meccanismo di funzionamento della repressione penale: in sostanza si produce molto carcere per molte persone per poco tempo». Francesco Cascini, magistrato e responsabile del servizio ispettivo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia), conosce bene i problemi degli istituti penitenziari: il sovraffollamento (ci sono ventimila detenuti in più rispetto al numero effettivo di posti disponibili) che riguarda ben 12 regioni, strutture vecchie e fatiscenti, l'aumento dei suicidi (fino ad ottobre 2009 sono stati 59), le morti per "cause ancora da accertare", il continuo "turn-over" di gente che resta in cella anche solo per poche ore.

Un problema culturale - «Ma c'è anche una questione culturale - prosegue Cascini - se si pensa che in Spagna si progettano carceri con una struttura modulare e noi siamo rimasti ai padiglioni e a carceri di cento anni fa». Secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone (associazione che difende i diritti dei detenuti), «questo sistema va verso l'implosione» e ad essere più a rischio sono immigrati e tossicodipendenti, che finirebbero in carcere per i motivi più banali e senza le necessarie garanzie.

Poggio Reale e Bollate - Se in alcuni casi i detenuti vivono in una condizione di ghettizzazione, che ne compromette seriamente il recupero (come a Poggio Reale, a Napoli), esistono anche istituti da prendere come modello. È il caso del carcere di Bollate (Milano), dove 450 detenuti seguono un programma lavorativo interno ed esterno: le celle sono aperte dalle 8 alle 20 e ogni detenuto, munito di un badge, si può muovere per seguire il programma concordato con l'equipe multidisciplinare del suo reparto.

AUDIO

Intervista a Francesco Cascini
Magistrato e responsabile del servizio ispettivo del Dap

AUDIO

Intervista a Patrizio Gonnella
Presidente associazione Antigone

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