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Archivio > Umbria allo specchio
Intervista con Adone Brandalise
L'immagine che ci cambia. Dialogo con un filosofo
«Non si può vivere solo per guardare e essere guardati»
di Anna G. Milan
Rinunciare a vivere la propria vita nel suo svolgersi non prestabilito per avvicinarla il più possibile ad un modello, un' immagine; preferibilmente stabilita da un format televisivo, una rivista patinata, una moda.
E' il pericolo della civiltà dell'apparenza secondo Adone Brandalise, filosofo e professore di teoria della letteratura all'Università di Padova.
«Il culto dell'immagine, in questo senso, può diventare il punto di attrazione di tutta una serie di adbicazioni a nostre scelte, a nostre invenzioni, al nostro non essere qualcosa di già determinato» spiega. Un intellettuale che affida la propria attività culturale quasi esclusivamente alla parola, e partecipa a progetti di ricerca e riviste quali "Immagine riflessa", "Studi novecenteschi" e "Il centauro".
Siamo un mondo di voyeurs, che vuole solo guardare, ed essere guardato? "E' una proposta. Che gode peraltro di grande successo - prosegue Brandalise - ma credo non manchino quotidianamente le altre facce di questa medaglia; già il riconoscere che questo è un limite, che non si può solo vivere per guardare ed essere guardati, o meglio per guardare le immagini fittizie di come sarebbero gli altri per esibire un'immagine fittizia di come saremmo noi. Esistono momenti della nostra vita che non dipendono da questa produzione industriale di immagini: sono quelli che dovrebbero cercare parola, organizzarsi in pratiche consistenti".
AUDIO
Intervista ad Adone Brandalise
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