Quando stare dentro è un’impresa
Economia carceraria: la via umbra al recupero dei detenuti
Made in Jail fa magliette ed è forse il più conosciuto. Ma esistono anche L’oro non luccica, Opera in fiore, Pausa Cafè e tanti altri. Si tratta di progetti legati all’economia carceraria: marchi e cooperative che grazie alla manodopera dei detenuti producono un po’ di tutto, dalla bigiotteria al cioccolato. Una strada per il recupero che passa attraverso il lavoro, retribuito e regolarmente sottoposto a contratto. Laboratori del genere esistono anche in Umbria. La cooperativa Gulliver coordina il lavoro del carcere di Perugia e di quello di Terni, che producono e distribuiscono frutta, verdura, pane e dolci.
Un piccolo mercato in crescita - Attraverso un video natalizio diffuso in rete e in tv, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha invitato gli italiani a scegliere l’artigianato dei detenuti come regalo per amici e parenti. Sullo stesso sito del Ministero c’è persino una vetrina dedicata ai prodotti, alcuni dei quali sono eccellenze della gastronomia locale. A queste la rete di Altromercato, protagonista del commercio equo e solidale, ha deciso di dedicare uno spazio nei 350 punti vendita italiani. L’economia carceraria è insomma sempre più nota e diffusa: Podere Capanne di Perugia e Forno Solidale di Terni nel 2010 hanno fatturato 100mila euro e i coordinatori del progetto sono certi che le cose andranno anche meglio nel 2011.
Dalle carceri umbre – A raccontare la storia di questa avventura tra sbarre, campi e farina è Luca Verdolini di Gulliver, la cooperativa che dal 2004 impiega alcuni detenuti particolarmente motivati. Il lavoro dell’orto del carcere di Capanne è all’insegna del biologico e permette di distribuire due volte a settimana cassette di ortaggi di stagione alle famiglie perugine che ne fanno richiesta. A Terni, il pane e i dolci dei detenuti finiscono anche nei supermercati. Tra gestione della produzione e investimento sociale, l’economia carceraria è una piccola realtà che si intreccia con la vita quotidiana del territorio che la accoglie. E soprattutto crea competenza, integrazione e speranza tra i suoi protagonisti.
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