Dal web alla piazza
Social network, l’Egitto e l’organizzazione delle manifestazioni on line
Da Twitter a Facebook fino a You Tube. L’Egitto si ribella attraverso Internet, ma la protesta reale è in piazza. Nonostante i provider vengano oscurati dalle autorità, le manifestazioni in piazza Tahir non cessano. Qualcuno continua comunque a comunicare on line, attraverso i propri siti. Sono i partiti storici dell’opposizione egiziana: i “Fratelli musulmani” e il partito “al – Wafd”. È proprio sulla home page di questi ultimi che compare la notizia della prima vittima degli scontri al Cairo.
Gli altri passano dal web alla strada - Si incontrano sul web, si danno appuntamento e organizzano le manifestazioni. Spesso, per depistare la polizia, comunicano un luogo diverso da quello effettivo e in un altro sito si danno il vero appuntamento.
Creano gruppi di amici virtuali e si scambiano messaggi in simultanea. È così che in tempo reale si organizzano per scendere in piazza e manifestare contro il governo Mubarak.
L’onda dei social network. A cavalcare l’onda dei social network è in particolare il movimento giovanile “6 aprile” (la data è la stessa del 2008, anno in cui ci fu uno sciopero generale organizzato tramite internet) che attraverso il suo profilo Facebook veicola e diffonde notizie sul movimento e sui cortei. È sulla loro bacheca che il giorno dopo la grande manifestazione del 25 gennaio al Cairo viene postato un comunicato con il quale si chiede agli attivisti dell’opposizione di continuare con la protesta “fino alla caduta di Mubarak”.
Le immagini arrivano in tutto il mondo anche con You Tube, la piattaforma di condivisione di video più cliccata della Rete. Video amatoriali, spesso girati con il cellulare, mostrano scene inedite delle rivolte di piazza.
Un potenziale pericolo - Uno strumento efficace per organizzarsi, ma anche un potenziale pericolo. È così che viene percepito il web dalle autorità in una fase così delicata per la politica egiziana. Si decide quindi di oscurare molti siti di informazione locali. Tra questi, anche il social network Twitter , bloccato mentre erano in corso le manifestazioni, proprio per impedire la diffusione in tempo reale delle notizie provenienti dalle diverse piazze del paese.
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