Morire per raccontare. In Russia sono 294 i giornalisti uccisi
Forse la misura è davvero colma. Dopo l’assassinio della giornalista russa Natalya Estemirova, collaboratrice della ong Memorial, principale associazione per i diritti umani, anche il presidente dell’ex Unione Sovietica scende in campo per chiedere che gli assassini vengano assicurati alla giustizia e che venga adottata una nuova legge sulla stampa. Raccontare notizie in Russia non è un lavoro facile.
Secondo Giornalisti Senza Frontiere – un’associazione che si occupa di rilevare il grado di libertà di stampa nel mondo, il Paese si trova al 140 esimo posto nella classifica, una triste posizione motivata dal fatto che, chi fa informazione , non è libero di svolgere il proprio mestiere. Troppe le notizie che si cerca di tenere celate, numerosi gli affari di corruzione che non si vuole vengano alla luce, innumerevoli gli interessi politici e troppo alta la posta in gioco per farsela rovinare da qualche giornalista “troppo curioso”. In Russia la sete di conoscenza uccide. Dal 1993 al 2009 sono stati ammazzati 294 giornalisti, fotografi e operatori radio-televisivi. La maggior parte di questi ha trovato la morte mentre cercava di documentare i tragici avvenimenti in Cecenia e nelle repubbliche limitrofe del Caucaso.
Crimini impuniti – Da Anna Politkovskaya, la giornalista di Novaya Gazeta uccisa nel 2006 all’italiano Antonio Russo, il cui corpo fu rinvenuto orribilmente martoriato nelle vicinanze di Tbilisi, la capitale della Georgea nel 2000, le indagini su queste morti orribili sono tutte impantanate e nessuno viene mai condannato. Le cause sono molte: un paese corrotto, processi iniziati più per accontentare l’opinione pubblica che per fare veramente giustizia e impianti accusatori estremamente deboli.
Più tutele per i giornalisti – Il deputato della Duma, Boris Reznik, ha denunciato i limiti dell’articolo 144 del codice penale che prevede pene pesanti per chi ostacola l’attività professionale dei giornalisti, e ha annunciato la prossima promulgazione di una nuova versione della legge sui mass media. Cardine di questa legge sarà l’estensione, anche ai giornalisti, delle tutele previste dall’articolo 63 del codice penale. Se la legge dovesse venir approvata per chi attenterà alla vita dei reporter o alla loro sicurezza saranno previste aggravanti analoghe a quelle in vigore per le personalità dello Stato, i rappresentanti politici e le forze dell’ordine.
Testimonianze – Raccontare per difendersi. Sembra questa , per ora, l’unica strada possibile per far sì che i giornalisti che hanno perso la vita pur di raccontare corruzione e soprusi, ricevano giustizia e che coloro che ancora scrivono possano farlo senza paura.
Tags: Anna Politkovskaja, Antonio Russo, Giornalisti Senza Frontiere, Natalya Estemirova, Russia






