Si fermano i Tir, si ferma l’Italia
Blocchi in tutta la penisola, morto un camionista ad Asti. Le ragioni della protesta
Prosegue lo stato di agitazione degli autotrasportatori, che partendo dalla Sicilia (come già raccontato da Quattrocolonne online) si è esteso in molti punti dello stivale. La causa che avrebbe scatenato il cosiddetto “Movimento dei forconi” sarebbe il continuo aumento del prezzo della benzina e delle tariffe autostradali. Paralizzata la Sicilia, scioperi e blocchi dei Tir creano ora problemi a traffico e trasporti in tutta la penisola, mentre oggi anche i tassisti sono tornati a incrociare le braccia. E la Coldiretti lancia l’allarme: tonnellate di cibo avariato e prezzi destinati ad aumentare.
Cosa e perché – Dario di Vico sul Corriere della Sera ricostruisce l’attuale situazione precaria vissuta in Italia dagli autotrasportatori, tra la chiusura di migliaia di aziende ogni anno e lunghe attese per ricevere i pagamenti. La Stampa ha sentito Maurizio Longo, segretario generale del sindacato Trasporto Unito, che ha spiegato che nel mirino di chi protesta ci sono appunto le norme di recupero di parte delle accise sui carburanti: «Dobbiamo anticipare soldi che recuperiamo dopo sei mesi».
Il primo lutto della protesta – Arriva da Asti la notizia più nera sul blocco nazionale dei Tir: Massimo Crepaldi, camionista di 46 anni, è rimasto ucciso all’alba in un incidente. Una sua collega tedesca, secondo alcuni testimoni, lo ha investito con il suo mezzo pesante. L’uomo avrebbe cercato di fermarla mentre ripartiva dopo la notte di blocco e sarebbe scivolato sotto le ruote del camion.
Blocchi e scioperi da nord a sud – Tutto il Paese è interessato da questa agitazione: il sito internet di Repubblica propone una mappa interattiva per chiarire la situazione, e anche Libero illustra dove sono localizzate le proteste dei camionisti, con dettagli su scala regionale. Il Corriere della Sera invece spiega che mentre l’Italia è bloccata le notizie sulla viabilità viaggiano in rete grazie ai social network.
Rischi e problemi – Repubblica spiega però che sarebbero «solo pochi camion» a paralizzare l’Italia, poiché Unatras, «la federazione che riunisce oltre il 90% delle associazioni dei camionisti, è contraria alla serrata dopo la trattativa condotta con il governo». Andrea Scaglia su Libero difende le ragioni del movimento, specificando che si sta «uccidendo la professione del camionista», mentre Rinaldo Gianola su L’Unità parla di un incendio «sottovalutato» dal governo e lancia un invito a Monti: «superi i tempi tecnici e chiami subito i camionisti per allentare la tensione e risolvere i problemi».
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