Egitto, liberato il folignate Fabrizio Figoli
Il tecnico lavorava in una ditta vicino al Cairo ed era stato sequestato dagli operai in sciopero
Buone notizie per i familiari di Fabrizio Figoli, il folignate sequestrato in Egitto dagli operai di un’azienda che produce ceramica nella zona di Suez, ad Ain Sokha. Figoli è stato liberato insieme ad altri sette italiani e due spagnoli alle 4.30 del 9 marzo, dopo una lunga trattativa con il sindacato dei lavoratori egiziani.
Il sequestro – La vicenda risale al 3 marzo, quando un gruppo di operai della fabbrica di ceramica inizia a scioperare per protesta contro le cattive condizioni di lavoro. I sindacati rivendicano aumenti salariali, bonus contrattuali e la partecipazione ai benefit aziendali. Da qui l’estrema decisione di sequestrare tutti i dipendenti stranieri dell’azienda. La fabbrica di Ain Sohka fa parte del gruppo Cleopatra Ceramics, con sedi anche in Italia. Fra i suoi clienti anche la Sacmi, presso la quale Figoli lavora come tecnico. Insieme a lui era stato sequestrato anche l’imolese Enzo Pelliconi, direttore tecnico della Cleopatra Ceramics, che fin da subito si è dichiarato ottimista sul buon esito delle trattative con i sindacati. Inoltre, gia due mesi fa lui e suoi colleghi erano stati trattenuti dagli operai dell’azienda, sempre per questioni attinenti a contratto e salari. Il presidente della Cleopatra Ceramics, Mohamed Abou El Enein, ha definito un ricatto l’azione intrapresa dai suoi dipendenti:«La nostra è la compagnia egiziana che più di tutte assicura ai lavoratori i loro diritti».
Sollievo dopo la liberazione – Dopo le trattative, gli operai hanno deciso di rilasciare gli ostaggi, che sono stati sottoposti a controlli sanitari da parte delle autorità. Tutti sembrano essere in buone condizioni fisiche. La famiglia di Figoli aspetta con ansia il ritorno di Fabrizio, soprattutto la madre Eleonora, con la quale il folignate è sempre rimasto in contatto tramite Skype. Ad attendere il tecnico della Sacmi anche i suoi amici della Quintana. «Aspettiamo fiduciosi e gli diciamo di tenere duro», ha affermato Decio Barili, priore della Mora, che ha accolto con gioia la notizia della liberazione di Figoli.
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