Quando la politica diventa social, le presidenziali sul filo del web
Russia e Stati Uniti: il consenso, la protesta e la propaganda via chat
Le due superpotenze, rivali negli anni della Guerra Fredda, stanno ora vivendo una stagione rivoluzionaria nel modo di fare politica online. In entrambi i paesi ci saranno a breve le elezioni presidenziali (il 4 marzo in Russia, il 6 novembre negli Stati Uniti) e le campagne elettorali ormai sono sempre più via etere: non solo attraverso i siti internet , ma soprattutto attraverso i social media. Quali sono le caratteristiche di questo nuovo modo di fare politica? Lo abbiamo chiesto a due esperti: Anna Zafesova, giornalista della Stampa e Russia watcher e ad Andrea Mancia, giornalista, esperto di politica americana e tra i fondatori di Tocqueville, Notapolitica, Spincom e The Right Nation.
Mosca, Internet al top – Nel novembre 2011 un’indagine di Comscore, relativa al mese di settembre dello scorso anno, ha rivelato che, con 50.8 milioni di visitatori unici, la Russia è diventata leader europeo per numero di navigatori sul web superando la Germania. I russi però a Facebook preferiscono la versione cirillica Vkontakte, che è anche il primo sito nel vecchio continente in termini di tempo trascorso dagli utenti. Al secondo posto tra i social network più popolari nel paese, si colloca Odnoklassiki con 27 milioni di utilizzatori. Una scelta nazionalistica quella dei russi, anche se è stata scalfita dal sempre più popolare Twitter. Nel mondo virtuale si condividono le foto, i pensieri e soprattutto il malcontento che spesso sfocia nella reale protesta di piazza. «I social network- dice Anna Zafesova – sono diventati un modo per scoprire di non essere soli». I politici però non li usano sempre allo stesso modo: c’è chi ne fa un cavallo di battaglia e chi invece non li usa affatto. Tutto dipende dal messaggio che si vuole trasmettere e dall’epoca in cui si è cresciuti.
Gli States online – Dal 2008 al 2012 negli Stati Uniti molto è cambiato sul piano della comunicazione. Ora Obama non ha più l’esclusiva nell’uso dei social network. «La luna di miele tra il presidente USA e i new media è in declino», ha spiegato Andrea Mancia. I repubblicani hanno imparato in fretta e, già alle elezioni di Midterm del 2010, usavano la rete con molta più disinvoltura rispetto al passato. «Per vincere – ricorda Mancia – è necessario non solo usare i social media, ma anche non fare errori». Ecco un esempio di cosa si deve evitare: il governatore del Texas, Rick Perry, in un dibattito con Ron Paul nello show televisivo di David Latterman, non ricordava il terzo ministero che intendeva abbattere in caso di vittoria delle presidenziali. «Ok, Commercio, Istruzione e…». E alla fine si è arreso: «No, la terza non mi viene. Mi dispiace. Ops». Questo ops ha spopolato su internet pregiudicando le sue speranze elettorali.
Nella fotogallery alcuni scatti delle proteste russe di questo inverno diffuse su Twitter.
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