Riforme, una bozza per cambiare governo e parlamento
Sforbiciata a deputati e senatori, più poteri al premier e fine del bicameralismo perfetto nell'accordo tra Pd, Pdl e Terzo Polo
Si tratta solo di un testo di ipotesi, e prima della pratica passerà per modifiche e voti parlamentari. Eppure la bozza di riforme messa a punto dal responsabile in materia del Pd Luciano Violante, dal vicepresidente del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello, dal deputato dell’Udc Ferdinando Adornato, da Italo Bocchino di Fli e dal parlamentare dell’Api Pino Pisicchio è destinata a cambiare il volto del Parlamento e del sistema di governo. La riforma potrebbe arrivare al Senato entro maggio, come sottolinea Il Tempo.
Tagli e potere - Sono numerose le proposte di modifiche costituzionali, le cui possibili conseguenze sono spiegate dai quotidiani. La Repubblica e La Stampa mettono l’accento sulla notizia più attesa: il taglio del 20% dei parlamentari. Saranno ridotti a 508 i deputati e a 254 i senatori. E anche i giovani conteranno di più nella politica italiana, come illustrato sempre dalla Repubblica: i diciottenni potranno votare per il Senato (ora bisogna aver compiuto 25 anni), mentre cala l’età minima per entrare in Parlamento. Si potrà essere eletti alla Camera a 21 anni (attualmente 25) e al Senato a 35 (oggi 40). Il Fatto Quotidiano, parafrasando Cavour, parla di “forte governo in un forte parlamento”, per evidenziare il fatto che il presidente del Consiglio avrà più poteri. Anche l’Unità sottolinea questo aspetto: il premier potrà proporre al presidente della Repubblica di sciogliere le Camere, nominare i ministri o revocargli la carica. Altro aspetto innovativo è quello che riguarda l’inizio del “bicameralismo eventuale”, come lo definisce l’Ansa: i due rami del Parlamento avranno compiti divisi. La funzione legislativa sarà esercitata ancora da entrambe le Camere, ma dall’art. 70 della Costituzione scompare il termine “collettivamente”, dato che la singola competenza sarà stabilita in base alla materia.
Elogi e speranze - Positivo il giudizio dei politici, a partire dal presidente del Senato, Renato Schifani, che ha parlato di «ottima premessa» e auspicato «buoni consensi da tutte le parti politiche». Si attende un vertice dei partiti che sostengono il governo Monti, ma per ora il solo a esprimere dubbi è Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, che alla Stampa ha detto di voler attendere: avrebbe voluto scelte più nette e un taglio maggiore al numero dei parlamentari. Luciano Violante, uno degli ideatori della riforma, ha spiegato a Sussidiario.net che obiettivo prioritario è quello di un’«ottimizzazione della rappresentanza politica». Entusiasta infine Giuliano Urbani, vicepresidente della Bicamerale di D’Alema a fine anni ’90, intervistato dal Mattino: «una vittoria aver siglato un patto tra i principali partiti, sarebbe da pazzi perdere tempo».
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