A scuola e in palestra: cani con una zampa nel mondo degli umani
Dall'educazione dei cuccioli alle gare sportive. Allevare Fido è un vero impegno
Corsi per insegnare all’amico a quattro zampe come stare seduto, riportare oggetti al padrone, correre da lui al primo fischio. Ma anche per combattere problemi come l’aggressività, l’iperattività e altri atteggiamenti che sono il sintomo di un malessere più profondo. In ogni regione d’Italia ci sono scuole per il comportamento canino, con lezioni diverse a seconda dell’età dell’animale.
Obbedienza e non solo – «L’obiettivo principale è riuscire ad adattare il cane al contesto in cui vive», spiega la Dott.ssa Claudia Lovato, medico veterinario in una clinica di Roma. L’animale deve quindi sentirsi a suo agio nell’ambiente domestico, imparando a rispettare le regole di convivenza con i padroni. I risultati più importanti, sia dal punto di vista caratteriale sia del comportamento, si ottengono nei primi anni di vita, attraverso l’educazione canina. Un’attività che viene praticata anche presso il Centro Cinetecnico umbro di Perugia, dove gli addestratori lavorano con cani di tutte le razze e le età. Ma le lezioni non servono solo a rendere gli animali docili e obbedienti. In alcuni casi, infatti, sono necessarie delle vere e proprie terapie per aiutare cani aggressivi o iperattivi: un percorso difficile, che richiede la collaborazione tra veterinario comportamentalista e addestratore.
Il rapporto con il padrone – Il cane diventa “estensione” della personalità del padrone, che può influenzare il carattere dell’animale per un buon 70%. «L’uomo tende a proiettare sull’amico a quattro zampe i suoi desideri e le sue esigenze, favorendo i comportamenti che lo gratificano», spiega la Dott.ssa Gessica Degli Innocenti, psicologa specializzata nel rapporto tra cane e padrone. Una relazione che può rafforzarsi con l’agility dog, disciplina che prepara gli animali ad affrontare competizioni sportive. Corse e salti ad ostacolo in cui Fido viene seguito passo dopo passo dal suo padrone, definito “conduttore”. «È fondamentale, però, che la gara venga vissuta come un gioco da entrambi. Bisogna evitare che il cane si senta sotto pressione e viva con ansia questa esperienza», conclude la Dott.ssa Lovato.
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