Softair, il Risiko vivente
Impazza la mania della guerra in mezzo al bosco versione live
Pecore nere, cani rabbiosi, cinghiali furiosi. Sono gli appellativi rubati al mondo animale per battezzare le squadre del “Softair”. Approdato in Italia da più di vent’anni, è attualmente l’ultimo grido in fatto di giochi di ruolo. Complice un abbassamento dei costi dell’equipaggiamento, ora l’esercito dei belligeranti che s’aggirano per i boschi può contare tra le sue file centinaia di migliaia di “soldati”. Si stima che siano addirittura arrivati a un milione. A chiamare alle armi i similguerrieri spuntano associazioni come funghi. I Rambo della domenica sono gruppi di amici che poi cercano il patrocinio di un ente, esattamente come funziona per lo sport. E la passione guerresca colpisce tutti, uomini e donne, ragazzi e adulti, più al Nord che al Sud. La squadra di Francesco Di Marco, ventitreenne folignate, fa parte dell’associazione Gladio X Legio, che ogni domenica mattina si reca in Val Topina, in una macchia umbra di sei chilometri quadrati. È il palcoscenico dove la guerra simulata può essere dichiarata.
Cosa succede esattamente?
Ci troviamo al nostro solito posto, di regola siamo due o tre squadre contrapposte. Il gioco consiste nel raggiungimento di determinati “obiettivi”: trovare una valigetta, o un codice segreto, oppure presidiare una zona, o ancora proteggere il nostro capogruppo dal nemico. È come se giocassimo una partita a Risiko, solo che lo facciamo “live”. Oltre alla guerra vera e propria, però, c’è anche la fase della pianificazione strategica: c’incontriamo due volte al mese in un locale a Foligno per studiare a tavolino il piano per i tornei e la tattica militare.
Quanto dura il “Combat”?
La mattinata, dalle 9 alle 12,30. Ma operazioni più complesse possono durare anche otto ore. È il caso dei raduni, che richiamano appassionati da tutt’Italia.
Cosa succede a chi finisce “nel mirino”?
Visto che non c’è modo di capire se l’avversario sia stato colpito o meno, è dovere del softgunner alzare la mano, smettere di sparare e gridare “colpito”, “morto”, o “preso” e abbandonare il campo. Tutto si regge sul fair play del singolo giocatore. L’autodichiarazione risparmia anche il legionario dall’essere “finito” con inutili raffiche di pallini.
Armi ed equipaggiamento sono gli stessi adoperati nella “realtà”?
Sì, usiamo copie perfette di fucili elettrici ad aria compressa, le cosiddette airsoft gun, i cui proiettili sono sottoposti per legge a limiti di potenza (1 Joule massimo). Indossiamo tute mimetiche e anfibi militari. Chi può permetterselo sceglie le dotazioni originali dell’esercito Usa, acquistabili su negozi online statunitensi. Sono poi obbligatori gli occhiali testati balistici, gli stessi usati nel tiro a segno, o anche quelli specifici per il Softair, con rete di ferro o lenti speciali. L’ideale infine è il gibernaggio, il gilet tattico con speciali tasche per tutte le utilities del gioco: torce, caricatori, munizioni, bussola, GPS.
Un bell’investimento finanziario!
Sì, i costi sono considerevoli, anche se ultimamente si è affermato il low-cost cinese, che fortunatamente ha abbassato drasticamente i prezzi. Adesso un fucile elettrico lo si può acquistare anche a 120/150 euro.
Perché giocare a Softair?
È un bel modo per stare in compagnia, anche salutare. Un pretesto per stare all’aria aperta e fare belle passeggiate nei boschi, che è un’abitudine ingiustamente passata di moda. Altri sport a contatto con la natura, come la caccia e la pesca, sono molto più noiosi e statici. Il Softair richiede invece un uso strategico delle risorse mentali, non comporta alcuna cattiveria nei confronti del mondo animale ed è molto più sicuro di quanto si pensi. Da una partita a calcetto si esce fuori molto più “contusi”.
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