C’è chi alla malavita organizzata dice no
Francesco Cavaliere, don Aniello Manganiello e Conchita Sannino raccontano la loro lotta quotidiana all'illegalità«C’è un Sud che resiste, pieno di gente che ha speranza e voglia di rinascita». Lo sostengono Francesco Cavaliere, fotoreporter campano, e don Aniello Manganiello, prete di frontiera che per anni ha vissuto tra i disagi e la volontà di riscatto della comunità di Scampia, uno dei quartieri più malfamati di Napoli. Anche in terre di camorra come Torre del Greco, San Giorgio a Cremano ed Ercolano, ci sono persone che sfidano il crimine raccontando la realtà che le circonda. Una di loro è la giornalista di Repubblica Conchita Sannino.
«Certe storie ti rimangono impresse» - Francesco Cavaliere, originario di Pozzuoli, vive ormai da diverso tempo in Olanda, ma non dimentica le sue radici. Anzi, l’amore per la propria terra lo ha portato, nel 2010, a girare un documentario dedicato alle luci e alle ombre del quartiere di Scampia, dal titolo “(R)esistenza”. «Volevo raccontare quel 20% di persone che abitano in semi-favelas, che non hanno un lavoro e campano di espedienti». Ma ci sono anche i volti di donne e uomini che lottano contro la tossicodipendenza e che provano a tenere lontani bambini e adolescenti dallo spaccio di droga organizzando incontri e momenti ricreativi dopo la scuola. Il film è stato prodotto da Wanda Glebbek, una giovane volontaria olandese che, dopo aver letto il libro ”Gomorra” di Roberto Saviano, si è innamorata del progetto di Cavaliere. «Non ho mai pensato di produrre un documentario – ha spiegato – ma la curiosità di capire un pezzo d’Italia così controverso era troppo forte».
Niente sacramenti per i camorristi –In prima linea a favore dei giovani e contro il crimine organizzato. Ѐ diventata la missione di don Aniello Manganiello che a Scampia, all’inizio, è approdato malvolentieri: «Me la passavo piuttosto bene a Roma, l’idea del trasferimento mi spaventava. Confesso che ero pieno di pregiudizi su quel quartiere, ma poi ho cominciato ad occuparmi dei problemi della gente comune, vincendo spesso omertà e paure». Don Manganiello si è rifiutato di dare la comunione ai boss e di battezzare i loro figli, una decisione che gli ha procurato minacce e intimidazioni. «Per non parlare poi delle accuse da parte della curia napoletana – ha rivelato – mi definivano uno showman, un maniaco di protagonismo, e questo solo perché denunciavo i potenti locali». E così, nonostante una fiaccolata organizzata dagli abitanti del quartiere e una raccolta di firme per farlo restare, i vertici ecclesiastici hanno deciso di rimandarlo a Roma. “Motivi di avvicendamento” è stata la spiegazione.
Raccontare è resistere - Il coraggio di denunciare soprusi e ingiustizie, anche a costo di rischiare la vita. Lo sa bene Conchita Sannino, nata ad Ercolano, che da più di vent’anni lavora alla redazione di Napoli del quotidiano La Repubblica. Un mestiere, quello di cronista, cominciato quasi per gioco, ai tempi del Liceo, quando la passione per la scrittura la portò a collaborare con Paese Sera. «Avevo solo diciotto anni – ricorda la giornalista – e ancora non avevo un’idea precisa sul mio futuro professionale. Ma ieri come oggi, la voglia di raccontare il mio paese è inesauribile». La sua voce è serena quando parla dei rischi che si trova ad affrontare giorno per giorno. Gli episodi di violenza sono quasi un’abitudine per lei, ma non rinuncia a sperare che, svelando i loschi affari tra la malavita e i politici corrotti, la gente si dimostri meno indifferente.
Intervista a Concita Sannino by sgrt







