Come districarsi nella “Rete” dell’informazione
Il caso “fastidioso” del blogger Mario Seminerio
Come è stata raccontata la crisi economica? – Domanda semplice, forse banale ma in realtà fondamentale. Se si parla bene allora si pensa bene e, di riflesso, si scappa dai luoghi comuni in cui è facile crogiolarsi. “Bisogna stimolare la crescita”; “Basta con l’austerità”; “Apriamo il mercato”. Espressioni vuote, quantomeno se non spiegate. «Ho l’impressione che alle persone non specialiste il tutto appaia esoterico», è il commento di Mario Seminerio, un analista finanziario che con il suo blog Phastidio propone analisi su molti degli aspetti economici e finanziari dell’attualità (firma anche per il “Fatto quotidiano” e per il “Tempo”). Secondo lui, ad esempio, la crisi economica che stiamo vivendo «non è una recessione ma una vicenda di una complessità epocale».
Giornalisti ancora poco preparati - Con la rete è possibile informarsi in maniera approfondita, forse diversa: con qualche sforzo in più si potrebbe comprendere cosa realmente ha portato all’attuale crisi economica. Di riflesso sarebbe possibile dare anche un giudizio su un aspetto importante: il livello di preparazione del giornalismo italiano. Vera nota dolente per Seminerio: «Non sempre si posseggono gli strumenti che permettono di padroneggiare gli argomenti sul piano analitico». Traduzione: i giornalisti italiani, salvo qualche sporadico caso, non hanno saputo spiegare le varie vicende. Un modello lontano da quello anglosassone (“e non c’entra l’esterofilia”) che, invece, è più propenso a fornire una visione d’insieme.
Le parole sono importanti; il resto sono chiacchiere – «La sensazione generale è che l’informazione in Italia si appiattisca troppo sulle dichiarazioni dell’establishment». Insomma, la solita accusa di giornalismo da “compagnia”. Ancora una stilettata “fastidiosa” ma comunque comprensibile: le dichiarazioni allarmiste della classe dirigente «aprono la strada a fenomeni di populismo perché generano spesso frustrazione e un rigetto delle vere dinamiche». È compito del giornalista saperle “depurare”.
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