Economia e giornali: tante emozioni, poche analisi

Lo sguardo dell’esperto. Irene Tinagli parla di giovani, lavoro e giornalismo

Classe 1974, laurea in economia alla Bocconi, studi in Italia e all’estero. Irene Tinagli, docente all’Università Carlos III di Madrid, è una giovane economista specializzata in sviluppo e innovazione. Dalla Spagna continua a guardare con occhio attento all’Italia e alle sue difficoltà. Nel 2008, il suo libro Talento da svendere ha affrontato il tema delle eccellenze che in Italia faticano ad affermarsi.

Negli ultimi mesi la crisi economica è diventata l’argomento principale sui media. Secondo lei è stata trattata in modo adeguato?
I giornali hanno dato giustamente grando risalto alla crisi. Spesso però è stato riservato troppo spazio alle storie e alle emozioni, tralasciando i dati e l’analisi puntuale dei fatti. Basti pensare al caso dei suicidi: le statistiche mostrano come il tasso di suicidi nei primi mesi del 2012 sia in linea con quello degli anni precedenti, solo che prima quei morti non facevano notizia. Ecco, credo che notizie del genere vadano maneggiate con cura perché hanno un fortissimo impatto emotivo e possono influenzare i comportamenti delle persone più deboli.

Qual è la situazione del “data-journalism” in Italia?
Quasi disastrosa. Mancano delle analisi su fatti e numeri che diano uno sguardo oggettivo sulla situazione italiana, inserendola in un contesto internazionale e globale. Spesso non si riesce a separare il reportage dalle emozioni e dalla drammatizzazione degli eventi. A proposito della Grecia, ad esempio, la sua eventuale uscita dall’euro è stata dipinta come l’Apocalisse, ma nessuno ha detto che l’Italia è il Paese meno esposto rispetto al debito sovrano greco.

Lei si è occupata spesso del mondo del lavoro e in particolare del precariato giovanile. Come giudica le ultime riforme del Governo?
L’idea iniziale della ministra Fornero era di riequilibrare le garanzie di chi già aveva un posto di lavoro e di chi, come i giovani, si trova di fronte a una totale mancanza di tutele. Alla fine si è raggiunto un compromesso, con alcune agevolazioni per i giovani, come l’Aspi, i sussidi di disoccupazione e migliori forme contrattualistiche. Ma non basta: per combattere la disoccupazione servono misure per la crescita, bisogna espandere l’economia, attrarre investimenti e lanciare attività che creino posti di lavoro veri. È questa la sfida del Paese nei prossimi anni.

Guardando al futuro, c’è posto per un cauto ottimismo?
Nei prossimi due o tre anni la situazione continuerà ad essere molto difficile. Però qualcosa sta cambiando: anche l’immagine dell’Italia all’estero è migliorata. Ora ci vedono come un Paese che in poco tempo ha messo in atto riforme importanti. Solo che si tratta di misure a lungo termine, i cui risultati si vedranno nel giro di trent’anni. I fondamentali dell’economia italiana (le piccole imprese o il sistema bancario) sono abbastanza solidi da scongiurare il rischio di default; quanto alla capacità di crescere ed essere competitivi sulla scena globale, questo è un altro discorso. E dipenderà da quanto saranno davvero efficaci le attuali riforme.

Irene Tinagli by sgrt

Claudia Bruno è nata a Brindisi. Ha studiato Lettere a Bari e conseguito un Master in Media Relations a Milano. Ama leggere, scrivere, viaggiare, osservare il mondo e raccontarlo.
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