Un fumetto per raccontare il mondo

Le vignette possono essere uno strumento di denuncia sociale e un modo per interpretare la realtà

Graphic journalism, ovvero raccontare disegnando. Il fumetto serve per narrare storie e esprimere un’opinione sull’attualità. Sono molti i disegnatori che si sono affermati in questo settore a livello internazionale. Uno su tutti: il canadese Guy Delisle, che con il suo album “Cronache da Gerusalemme”, ha vinto il festival di Angoulême 2012, una kermesse interamente dedicata al graphic journalism.

Matita contro penna – Secondo gli ultimi dati Istat, il 54% degli italiani non ha letto libri negli ultimi 12 mesi. In una situazione come questa un fumetto riesce ad attirare maggiormente l’attenzione del pubblico che non vuole leggere i giornali. Disegnare un fumetto, però, presenta le stesse difficoltà di scrivere un articolo per un quotidiano. «È importante trovare la storia giusta – spiega Mauro Biani, fondatore del periodico “Mamma!”- In un disegno c’è sia il contenuto, sia il messaggio che l’autore vuole trasmettere». Ma quale è la differenza tra le vignette satiriche dei giornali e il graphic journalism? «Chi disegna le prime è allineato col pensiero della testata, mentre un fumetto satirico esprime il punto di vista solo del suo autore, che può essere diverso dagli altri che lavorano per la stessa rivista» precisa Biani.

Graphic journalism all’italiana – Nel nostro Paese questo nuovo modo di raccontare notizie si è diffuso grazie a “Mamma!”, rivista che raccoglie i lavori di circa 20 autori di fumetti. «Il nostro è un tipo di giornalismo che viene dal basso – racconta Marco Dambrosio, in arte Makkox, fondatore del periodico – Anche se la nostra “centrale operativa” è a Roma non abbiamo una redazione tradizionale. Di solito sono gli stessi disegnatori a proporre i loro lavori, che vengono pubblicati senza seguire una precisa linea editoriale». Non solo carta, ma anche web. “Mamma!” è anche su internet, anche se è lo stesso Makkox a mettere in guardia sui rischi della rete: «Un sito permette ai vignettisti di farsi conoscere su tutto il territorio nazionale, ma non tutto ciò che si trova online è di qualità». In Italia, tuttavia, c’è ancora molto da fare per diffondere questo nuovo modo di fare giornalismo: «Bisogna imparare a leggere le immagini – conclude Makkox – È necessario rilanciare la cultura artistica nel nostro Paese, magari organizzando dei corsi di disegno nelle scuole».

Diana Benedetti è nata a Foligno nel 1983. Sangue umbro ma carta di identità bolzanina, si è laureata in Studi internazionali a Trento con una tesi sul PCI. Praticante presso la Scuola di Giornalismo di Perugia. Segni particolari:passione smodata per il rock.
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