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Intervista con gli eredi di giullari e saltimbanchi
"Sputo fuoco in calzamaglia. Di mestiere"
Mantenersi con il medioevo: tra buffonate e passione filologica
di Martino Villosio
Trovatori a tempo pieno, giullari con partita Iva, “grallatores” professionisti. L’Italia dei centri storici e delle mura antiche, intrisa di suggestioni medievali, ha ancora bisogno di loro. Li chiama a corte, li assume a gettone nei comuni per spruzzare di verosimiglianza palii, banchetti, rievocazioni.
Loro ammettono di sapersi adattare, di poter spaziare: dalle sagre in costume grossolanamente posticce a tradizioni scolpite nella memoria collettiva dei singoli luoghi. Custodite con la devozione maniacale che ha reso celebri eventi come il Palio di Siena o la corsa dei Ceri di Gubbio. Abbiamo scelto d’interpellare tre gruppi, che rappresentano diverse categorie di “giullari”. Ci sono “Clerici Vagantes”, epigoni degli studenti girovaghi che nel Basso Medioevo viaggiavano da un'università all’altra d’Europa, mantenendosi con i propri spettacoli. Sono in due, con un repertorio variegato: “giocolerie” alternate a “carmina burana” popolari, numeri di fachirismo ed esecuzioni del “Gaudeamus Igitur”. In certe parti di spettacolo, inseguono anche Dario Fo sul terreno della rielaborazione attualizzante, fedeli allo spirito buffonesco più che al rigore storico.
I “Giullari gatteschi” di Narni, in Umbria, sono vincolati alla pulizia filologica dalla competizione tra terzieri che ogni anno ruota intorno alla “Corsa dell’Anello”: suonano la ghironda, la viella e la gaita galliziana. Fanno i buffoni e recitano versi amorosi in mercati medievali o durante banchetti costruiti ad hoc.
La “Compagnia dei folli”, invece, è una pattuglia di acrobati in costume: trampolisti e mangia fuoco che grazie alla propria abilità ha girato tutto il mondo, dando il meglio di sé in piazze buie, illuminate dalle torce. Tra ombre, tamburi e luce fioca, il loro compito è restituire il Medioevo alle sue atmosfere più autentiche. Raccontano di averlo fatto perfino in Russia e a Dubai, restando però fedelissimi al Calendimaggio di Assisi. Dove trovano lo scenario giusto, per provare a cancellare novecento anni di storia e a suggestionare il pubblico di strada. O forse, prima di tutto, se stessi.
>>> Ascolta l'intervista
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