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Archivio > Copenaghen
I compromessi, le scelte, la realtà. Come il giornalista parla di clima
Terra, allacciare le cinture
Intervista con Antonio Cianciullo, che da 30 anni racconta l'ambiente
di Anna G. Milan
Da una parte il rotolare della terra verso un deterioramento annunciato, dall'altra la catena degli accordi politici e dei i vertici internazionali. In mezzo, la gran parte di noi. Quelli che, un po' spettatori un po' attori, si sono trovati nelle fila di questa corsa a più velocità tra esigenze del mercato e allarme ambientale. Volontariamente o no vi partecipano: chi con un impegno ideale, chi con uno stile di vita che cambia, chi semplicemente raccontandola.
Antonio Cianciullo ne parla da più di vent'anni dalle pagine di Repubblica e nei libri che ha scritto; per esempio "Atti contro natura" (Feltrinelli 1992), "Ecomafia" (Editori Riuniti 1995), "Il grande caldo" (Ponte alle Grazie, 2004), "Soft Economy" (Bur 2005). Ha partecipato ai grandi appuntamenti internazionali, a partire dalle conferenze sull'ozono e dall'Earth Summit di Rio de Janeiro del 1992. In questo periodo ha seguito la conferenza di Copenaghen; al settimo forum internazionale per la salvaguardia della natura, organizzato dall'associazione Green Accord ha coordinato gli interventi sul tema del cambiamento climatico.
L'intervento - «Ormai la discussione non è più sulle conseguenze del cambiamento climatico - ha spiegato - ma sulle possibili soluzioni per risolvere i problemi che nessuno può negare. La gente si è stancata di riflessioni di maniera, cerca risposte concrete, vicine alla realtà». Il ruolo del giornalista in questo contesto? «Non perdere di vista i temi veri, e condirli con un pizzico di curiosità».
AUDIO
Intervista a Antonio Cianciullo
Giornalista di Repubblica
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