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Intervista a Dario Fo, un giullare da Premio Nobel
Un buffone per risvegliare le coscienze
«Il paradosso arriva a mettere il potere in mutande»
di Giorgio Specchia
"Il Premio Nobel per la letteratura 1997 è stato assegnato all'italiano Dario Fo che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati". Con queste parole, dodici anni fa, nella sala dell' Accademia svedese il segretario permanente Sture Allen annunciava la vittoria del grande drammaturgo.
E chi meglio di Dario Fo poteva spiegare perché il teatro, «con un pretesto quasi geometrico», ha consegnato a buffoni e matti le chiavi per disvelare la realtà e comprendere quei meccanismi, talvolta davvero incomprensibili, che regolano la società?
«Il matto sul palcoscenico finge di uscire dalla logica per poi rientrare e, attraverso l'assurdo, dire la verità»: i potenti temono da sempre l'immaginazione «perché è attraverso il paradosso che si arriva a mettere il potere in mutande».
Nel 1969 Dario Fo porta in teatro "Mistero Buffo", una "giullarata popolare", che, attraverso monologhi caratterizzati dalla mescolanza di linguaggi e dialetti figlia della nobile tradizione del grammelot, porta in scena il riscatto della cultura popolare. «Ci sono battute - dice - che nascono in un contesto e non possono essere riprodotte che nel medesimo luogo». Una ricchezza di espressioni, vocaboli e colori impossibile da trovare nella televisione di oggi, «luogo della distruzione del linguaggio e regno della banalità».
AUDIO
Intervista a Dario Fo
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