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Archivio > Piazza Fontana e gli anni di piombo
Il terrore attraverso i ricordi e le immagini di chi l'ha vissuto
"Un grande boato e s'è fatto buio"
Fortunato Zinni, testimone della strage di Piazza Fontana, ci racconta quella sera di dicembre
di Chiara Pottini
Alle 16.30 di quel 12 dicembre del 1969, Fortunato Zinni era un giovane impiegato della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Aveva 29 anni all’epoca, e quel venerdì pomeriggio stava lavorando nell’emiciclo, tra gli agricoltori, proprio accanto allo sportello in cui fu fatto esplodere l’ordigno.
Il caso volle che fosse chiamato, proprio un minuto prima dello scoppio, al piano superiore della Banca. E così, fu salvo.
Uno scoppio. La spinta violenta e sorprendente di un’esplosione che schianta a terra in una nebbia di polveri e fumo. Poi solo macerie, sedie capovolte, tavoli rovesciati. Sangue e silenzio.
Le sue parole attraversano quei momenti di paura, sconcerto e sgomento nell’attimo in cui si accorse che da quel giorno tutto sarebbe cambiato. Non più solo un impiegato di banca, ma un testimone, una vittima scampata di una delle stragi più dolorose e feroci della storia italiana. La commozione di quei giorni di bombe e terrore rivive nel suo racconto: la Milano degli operai, degli studenti, tutta “la gente di Milano”, si raccolse con muto e composto dolore attorno alle vittime e ai familiari opponendosi, col cordoglio, a coloro che volevano annientarla con la violenza.
In questi anni, a fianco dell' “Associazione familiari delle vittime delle stragi”, ha raccolto documenti, testimonianze, storie, seguendo da vicino tutta la vicenda giudiziaria.
“Non mi sono mai arreso - sostiene Zinni, oggi sindaco di Bresso - perché da qualche parte la verità c'è, basta cercarla, e perché la sentenza della Cassazione è stato l'ultimo atto di una giustizia ingiusta; occorre continuare a dirlo forte in quanto la verità storica e politica, a differenza di quella giudiziaria, è emersa con estrema chiarezza”.
AUDIO
Intervista a Fortunato Zinni
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