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Un lago di guai

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La storia della pastora mongola Marush Narankhuu
Un lago di guai
Il Khar Us Lake si sta prosciugando per il surriscaldamento globale


di Gabriele Martelloni e Francesco Musi

La temperatura sale e il livello dell'acqua scende. È la dura legge del cambiamento climatico che, anche in Mongolia, sta facendo una vittima illustre: il lago Khar Us (Black water). Negli ultimi cinque anni, infatti, il bacino si è prosciugato progressivamente, creando forti disagi alla popolazione della provincia di Khovd, la cui economia dipende quasi interamente dalle acque del lago.

Marush Narankhuu ha 67 anni ed è nata e cresciuta nel distretto di Tsagaan gol (White river), sulla riva del Khar Us, dove vive di pastorizia insieme con il marito e i quattordici figli. Da sempre porta il bestiame a pascolare sulle sponde del lago, un tempo ricche di vegetazione. Ma la siccità dovuta al surriscaldamento globale ha fatto scomparire tutti i pozzi intorno e gli animali non riescono più ad abbeverarsi e a nutrirsi di paglia.

Il lago, che dal 1998 è stato designato come uno dei siti Ramsar (Convenzione internazionale relativa alle zone umide), fa parte di una regione a sua volta inserita nella lista delle più vulnerabili al cambiamento climatico. Ed è anche per questo motivo che la gente di Tsagaan gol ha deciso di intraprendere iniziative concrete a difesa dell'ambiente. Nel territorio si è infatti costituita una comunità chiamata "Summit Jargalant", che produce tappeti e coperte fatte a mano utilizzando le risorse naturali in modo sostenibile.







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