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Archivio > 1909-2009: i cento anni del Futurismo
Cent’anni di Futurismo. Al Mart di Rovereto riapre la Casa d’arte Fortunato Depero
Un’avanguardia ancora da scoprire
Il professor Ezio Godoli: «sottostimate le filiazioni del movimento»
di Silvia Balducci
Polemiche e pregiudizi hanno spesso accompagnato il Futurismo. L’Avanguardia discussa e spesso bistrattata dai critici e dalla storia festeggia rumorosamente il suo centenario. Ne parliamo con il professor Ezio Godoli, ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università di Firenze e curatore del Dizionario del Futurismo. Il volume, edito nel 2002, raccoglie 1200 voci che testimoniano dell’attiva presenza dell’avanguardia in letteratura, politica, arte, architettura, moda e spettacolo.
Il centenario del futurismo. Che valore attribuire alla ricorrenza?
«Un’ottima occasione per approfondire gli studi su questo movimento. Ci sono ancora, infatti, molti aspetti oscuri, soprattutto in ambito letterario. Si dovrebbero inoltre dettagliare le influenze e le filiazioni che esso ha generato in Italia e all’estero».
Qual è l’eccezionalità dell’Avanguardia? «L’impulso al rinnovamento e all’innovazione intellettuale. Insieme alla spinta in avanti verso l’invocato sviluppo industriale».
Cosa le è rimasto dell’esperienza del Dizionario del Futurismo? «Particolarmente interessante è stato il censimento degli intellettuali e degli artisti legati al futurismo. Quasi tutti i protagonisti dell’epoca, infatti, ne sono entrati in contatto, nonostante le reticenze ad ammetterlo, soprattutto nel dopoguerra».
A proposito della compromissione con il fascismo? «Il Futurismo è stato il grande capro espiatorio del compromesso che tutta la cultura italiana ha fatto con il regime. Sicuramente esisteva una vicinanza, ma si deve riconoscere che, ad eccezione di piccoli lavori, l’avanguardia non abbia goduto di benefici particolari».
Quali sono le eredità maggiori del movimento? «L’influenza del futurismo è stata molto estesa. In architettura, l’olandese Rem Koolhaas con la pubblicazione “Delirious New York” riprende l’idea di metropoli tipica del futurismo. Anche l’architetto canadese Frank Gehry ci riporta alle sculture di Umberto Boccioni. Nel 2009 ciò che resta è soprattutto l’incoraggiamento a dinamiche di rinnovamento in termini sociali».
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