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Intervista al direttore di Repubblica.it sull’informazione ai tempi della rete
Uno, nessuno o centomila
«Non potranno esserci centomila mezzi di informazione: la rete smaschererà i cazzari»
di Giorgio Specchia
Gli annunci riguardanti la morte della carta stampata sono senz’altro prematuri, ma tutti i dati sulle vendite di quotidiani e periodici certificano un costante peggioramento delle condizioni di salute del vecchio giornale: la malattia che ormai da anni fiacca il mondo dei quotidiani con una costante emorragia di lettori e ricavi solo adesso, in piena crisi economica, sembra essersi manifestata in tutta la sua gravità.
E mentre alcuni scommettono su quale sarà la data riportata sull’ultimo quotidiano cartaceo, altri si interrogano su come il fascino del giornale possa sopravvivere ai tempi di Internet. Perché se la fuga dei lettori non è imputabile unicamente alla diffusione della rete, è innegabile che la concorrenza del web appare spietata: la possibilità di trovare gratuitamente notizie sul proprio computer spinge molti possibili lettori a rinunciare all’acquisto del quotidiano.
E i siti delle maggior testate nazionali e internazionali, in una sorta di paradossale autofagia, portano via sempre più lettori (ed entrate pubblicitarie) alla versione cartacea.
Qualche anno fa Vittorio Zucconi scriveva: «Sbollita la frenesia speculativa degli anni ' 90 sulla new economy che divorò se stessa nel falò delle troppe illusioni, dalle rovine è affiorata la realtà dura di un nuovo mezzo di comunicazione, di informazione, di commercio che sta rendendo obsoleti anche coloro che si credevano all' avanguardia». E’ auspicabile che la carta stampata riesca a sviluppare gli anticorpi necessari per resistere a questa crisi, come già era accaduto dopo l’avvento della radio e della televisione. Altrimenti non ci resterà che scommettere su quale sarà la data dell’ultima copia.
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